Giorgia, quello che tu chiami "pregiudizio", in realtà, altro non é che una distinzione necessaria che si basa su un principio semplice che ci riporta, pensa un pò, alla scuola di Aristotele.
Sai la filosofia, lo studio delle materie umanistiche? Ecco quella roba lì.
Gli istituti tecnici e professionali si basano su altri due principi: il primo sull'arte del saper fare, il secondo su una specializzazione specifica su un campo di competenza.
Capisci bene che sono due piani diversi ma nessuno é più importante dell'altro.
Semplicemente tu ti sentivi inferiore perché hai fatto l'alberghiero e volevi dimostrarlo così.
Alla fine, come vedi, che sia liceo o istituto tecnico/professionale non definisce chi siamo.
Io ho fatto il liceo Classico e sono un'aspirante imprenditrice, tu hai fatto un professionale e sei diventata Premier.
Purtroppo.
C'è un pregiudizio che, in Italia, dura da decenni: chi sceglie un istituto tecnico o professionale fa una scelta di serie B rispetto a chi si iscrive al liceo. È un'ingiustizia verso centinaia di migliaia di ragazzi e i loro insegnanti, e un danno per l'Italia. Perché il nostro tessuto produttivo ottiene i risultati che ottiene grazie a chi sa fare: tecnici, meccatronici, chimici, periti agrari, geometri, cuochi, artigiani, informatici, che sono splendidamente formati.
Ieri il Consiglio dei ministri ha deciso che gli istituti tecnici diventeranno licei tecnologici e i professionali licei professionali. Non è un semplice cambio di “targa”. È una rivoluzione culturale, che riconosce finalmente a quei percorsi la stessa dignità degli altri. Perché per noi le scuole sono di pari valore, come i ragazzi che le frequentano.
E, insieme a questa riforma, arrivano anche la revisione del monte ore degli istituti tecnici e 10 milioni di euro in più per i campus della filiera formativa tecnologica-professionale.
Continuiamo così sulla strada imboccata con il Liceo del Made in Italy e la riforma del “4+2”, che quest’anno entra a regime e che dà ad ogni ragazzo una doppia opportunità: puoi specializzarti in un ITS Academy, o entrare subito nel mercato del lavoro. Questo significa mettere la scuola accanto al lavoro che c'è, invece di lasciare le imprese a cercare per mesi profili che nessuno forma.
E ai ragazzi che, l’anno prossimo, dovranno scegliere che scuola fare dico una cosa semplice: nessuna scelta vi renderà meno. L'Italia ha bisogno di voi esattamente come siete, senza etichette e pregiudizi.