#DavidRossi VERGOGNA D’ITALIA
A poco più di 100 metri dal traguardo di una corsa ciclistica muore mio figlio Giovanni Iannelli, di soli 22 anni.
Nella società organizzatrice figurano come vicepresidenti Pierino Cereda, sindaco di Guazzora (AL), e Piero Angelo Cisi, vicesindaco di Alzano Scrivia (AL), che ai giornali dichiara 180 metri di transenne, mentre in realtà sono meno di 50.
Consigliere della società è Adolfo Guagnini, sindaco di Alzano Scrivia (AL), che sovrintende all’installazione delle transenne, meno della metà del minimo previsto dai regolamenti.
Sono coinvolti anche il sindaco di Molino dei Torti, il presidente della Provincia di Alessandria e altre autorità. La corsa parte, transita e arriva proprio davanti al municipio, sotto il balcone del sindaco. Dopo la morte di Giovanni, non viene più disputata.
Il padrino della manifestazione è il Professor Renato Balduzzi, cittadino onorario di Molino dei Torti, già ministro della Salute, componente del CSM, professore universitario e collega e collaboratore di Marta Cartabia.
Quel giorno è presente anche il NAS dei Carabinieri, con il comandante Colonnello Biagio Fabrizio Carillo.
Eppure i Carabinieri di Castelnuovo Scrivia non effettuano rilievi stradali, non scattano fotografie, non ascoltano le decine di testimoni presenti né gli altri corridori coinvolti nella caduta.
Ascoltano soltanto la testimone falsa Giulia Fassina, componente del collegio di giuria.
Il presidente del collegio di giuria, Luca Botta, con Giovanni morto sull’asfalto, comunica: “nulla da segnalare”.
Il giudice sportivo del Piemonte omologa la gara senza adottare provvedimenti.
Il presidente della società organizzatrice, Ennio Ferrari, dichiara di non essersi mai preoccupato della sicurezza dell’ultimo chilometro.
Il programma di gara viene approvato senza gli obbligatori documenti sulla sicurezza, che successivamente compaiono tramite l’avvocato Gaia Campus di Roma, componente della Commissione Nazionale Elettorale della Federciclismo.
La Procura Federale della Federciclismo, guidata dall’avvocato Nicola Capozzoli, che collabora con la Procura di Alessandria, insabbia la vicenda.
Roberto Sgalla, presidente della Commissione Nazionale Direttori di Corsa e Sicurezza della Federciclismo, funzionario della Polizia di Stato, direttore della Scuola di Polizia, prefetto a.r. e direttore del Centro Studi Americani, è consulente della Procura Federale e successivamente del PM di Alessandria Andrea Trucano.
Roberto Sgalla fa pressioni e tenta di condizionare il giudizio della Corte Sportiva di Appello e, durante l’incarico, commette reati per i quali non viene perseguito.
All’esito di quella perizia piena di falsità, viene archiviato il procedimento penale relativo alla morte di Giovanni.
La Procura della Repubblica di Alessandria, capeggiata da Enrico Cieri, archivia così la morte di un ragazzo innocente di 22 anni, senza celebrare un processo nel quale accertare pienamente la verità e assicurare giustizia.
Giovanni non può più parlare.
Io continuo a farlo per lui.
GIUSTIZIA PER GIOVANNI.
SICUREZZA PER TUTTI.
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