Un estratto particolarmente attuale di Riserva di carica. La ragion di Stato e il fondamento del potere.
“La rete urbana si trasforma in campo di battaglia infrastrutturale, dove la distinzione tra “civile” e “militare” diventa sempre più tenue e dove la linea di faglia tra popolazione “leale” e popolazione “problematicamente integrata” rischia di tradursi in linee di separazione operativa nelle strategie di sicurezza. Di fronte a questo scenario, la ragion di Stato si trova davanti a un compito inedito: non soltanto reprimere o contenere gli scoppi episodici di violenza, ma prevenire la formazione di spazi interni sottratti al controllo, in cui la distinzione tra criminalità, radicalismo politico e conflitto etnico-religioso tende a confondersi. In termini schmittiani, il problema non è più tanto distinguere amico e nemico su scala statuale, quanto evitare che tale distinzione si radichi in modo irreversibile all’interno del corpo politico, trasformando interi segmenti della popolazione – spesso definiti anche in base all’origine nazionale o allo status migratorio – in “campi” nemici. La risposta tende a passare per un ampliamento degli strumenti di sorveglianza, per una più stretta penetrazione dello Stato nelle pieghe della vita quotidiana, per un uso estensivo di categorie di pericolosità, sospetto, prevenzione. Ma proprio questo rafforzamento dello Stato di sicurezza, orientato a tutelare la coesione e la continuità dell’unità statale, rischia al tempo stesso di consolidare la percezione, da parte di alcuni gruppi, di essere trattati come nemici interni permanenti.”