«I veri responsabili di quanto sta accadendo siamo noi. Noi, e non Putin. Il fatto che la nostra reazione a lui e alle sue ciniche manipolazioni si sia limitata a sparuti barbottii da cucina gli ha garantito l’impunità. La nostra apatia è stata senza confini e ha concesso a Putin indulgenza plenaria.» - Anna Politovskaya, La Russia di Putin.
Esattamente 20 anni fa Vladimir Putin si è fatto il più bel regalo di compleanno di sempre, facendo eliminare a colpi di pistola Anna Politovskaya, giornalista, attivista e oppositrice, uccisa nell'androne della sua casa a Mosca.
Anna ha utilizzato il tempo che la vita le ha concesso a denunciare i crimini del regime che stava allungando i suoi tentacoli sul paese, a combattere contro le ingiustizie e le crescenti restrizioni alle libertà politiche e individuali. E per questo ha pagato il prezzo più alto. Tutto questo oggi riguarda anche noi.
Leggiamo le sue parole. Confrontiamole con quelle dei tanti politici che anche da noi sono pronti a barattare la nostra sicurezza in cambio di voti, che ci raccontano che la Russia di Putin "non è un pericolo". E domandiamoci se con la loro viltà abbiano scelto di onorare la memoria di Anna o piuttosto di legittimare il mondo di violenza, oppressione e morte che sta costruendo chi l'ha ammazzata.