Dopo aver scoperto che per una buona fetta di italiani la frase "Se Ranucci andrebbe a cena con Riina" sarebbe perfettamente corretta così com'è; e dopo che, per dimostrarlo, drin drin
@micheleboldrin ha sottoposto Grok a un prompting talmente orientato da fargli ribaltare la risposta iniziale, ho deciso di fare una piccola analisi post mortem della vicenda.
Così prendiamo due piccioni con una fava:
1. vediamo di chiarire una volta per tutte se questa benedetta frase sia davvero corretta oppure soltanto difendibile attraverso una particolare interpretazione;
2. ricostruiamo il percorso con cui Boldrin ha guidato Grok tramite un prompting orientato fino a fargli certificare come “corretta così com’è” una frase che, al massimo, le fonti permettono di considerare linguisticamente difendibile solo a seguito di una precisa interpretazione.
E parto da una concessione: la frase di Gaia Tortora è difendibile. La regola scolastica “dopo se mai il condizionale” è troppo grossolana e la letteratura linguistica ammette casi in cui il condizionale conserva un valore autonomo.
Ma “difendibile” e “corretta così com’è” sono due cose diverse. Ed è esattamente il passaggio che contesto, ma che è stato fatto ammettere da Grok attraverso un evidente prompting orientato.
C’è anzitutto un problema con Cortelazzo. Il famoso esercizio di parafrasi, ricostruire la protasi come “se è vero che…”, “se è ciò che…”, nell’articolo Treccani non viene formulato da Cortelazzo come criterio generale: viene proposto dal lettore Giovanni Mantovani.
Cortelazzo accoglie il problema, ma nello stesso articolo mostra anche che poter ricostruire dietro una frase una struttura perfettamente sensata non basta, da solo, a rendere standard la frase effettivamente pronunciata. E già qui, immagino che Mr Drin Drin inizi a perdere molta della sua baldanza (parafrasando Pizzul).
Questo infatti è il punto che manda in crisi il suo ragionamento: dalla possibilità di parafrasare “Se Ranucci andrebbe…” come “Se è vero che Ranucci andrebbe…” non discende automaticamente che la formulazione originale sia corretta così com’è.
Anche Serianni c’entra meno di quanto faccia credere Boldrin. Il caso da lui discusso è quello di frasi come “mi chiedo se sarebbe meglio…”: interrogative indirette, dove quel se non introduce una protasi ipotetica. Tortora invece scrive chiaramente una struttura Se P, allora Q.
E Dante? Ottimo per spiegare il biaffermativo, molto meno per giustificare il condizionale. L’esempio citato è “S’ei fur cacciati, ei tornar d’ogne parte”: indicativo, non condizionale. Dimostra la struttura retorica, non risolve il problema di andrebbe.
La vera difesa di Tortora è un’altra, ed è molto più seria: Ranucci aveva appena detto, in sostanza, “Se potessi andare a cena con Totò Riina, ci andrei”. Si può quindi interpretare andrebbe come parte di una proposizione già modalizzata: “Se Ranucci (ha detto che) andrebbe a cena con Riina”. E poi leggere Tortora come: “Se questo è vero, allora Colosimo può…”.
Questa lettura è legittima. Per questo oggi non direi più che la frase sia indifendibile.
Ma per arrivarci bisogna recuperare il contesto di Ranucci, attribuire ad "andrebbe" un valore autonomo e ricostruire una struttura implicita. Non è priprio ciò che normalmente si intende quando si dice che una frase è semplicemente “corretta così com’è”. Anzi, tutt'altro. Perché chi non ha il contesto (come me quando ho letto per la prima volta la frase), semplicemente non può desumerlo.
Piccola nota di colore: quando Grok gli dà torto, “non è la fonte della verità”. Dopo il prompting orientato, quando gli dà ragione, diventa invece il notaio della tesi. Meraviglie dell’epistemologia drin drin.
Ed è qui che il prompting ad hoc ha portato Grok a convalidare una conclusione molto più forte di quanto gli argomenti forniti consentissero realmente di dimostrare. Prima aveva giudicato “Se Ranucci andrebbe…” scorretto. Poi gli è stato fornito il "contesto orientato", Cortelazzo, la parafrasi, il biaffermativo e la lettura interpretativa da seguire. A quel punto il modello è passato da “questa frase può essere letta correttamente solo in questo modo” a “sì, è corretta così com’è”.
In realtà questo salto logico non è mai stato dimostrato. Ma è stato ottenuto da Boldrin orientando progressivamente il prompt verso quella conclusione. È un comportamento ben noto negli LLM: il modello può progressivamente adattarsi al frame e alle premesse introdotte dall'utente, fino a trasformare una lettura possibile in una risposta molto più assertiva.
E infatti, il salto logico che ha portato il modello a effettuare un clamoroso doppio carpiato non è mai stato dimostrato. È stato semplicemente ottenuto orientando progressivamente il prompt verso quella conclusione.
In breve: ha fornito a Grok gli elementi necessari per dimostrare che la frase è difendibile e poi ha esibito come risultato la conclusione molto più forte che sia corretta tout court.
Io la metterei in maniera meno spettacolare: la frase di Tortora è ambigua e marcata (personalmente non la scriverei mai), ma difendibile attraverso una precisa lettura contestuale.
Chiamarla semplicemente “corretta così com’è” resta, per me, una forzatura.
Quanto a Mr Drin Drin, che ieri impartiva lezioni d'italiano con grande baldanza: alla prova dei fatti, più che un grammatico si è rivelato solo un pallone gonfiato e un discreto prompt engineer di LLM.
D'altronde, fa sorridere ricevere lezioni sulla verifica delle fonti da uno “scienziato rigoroso” che ha costruito per mesi un partito insieme a Giannino, per poi ritrovarsi a sei giorni dalle elezioni con il candidato premier travolto dalla scoperta di titoli accademici mai conseguiti.
Daje Michele, hai visto che alla fine questo bitcoiner se la cava bene? Adesso torna pure serenamente a mettere le emoticon sotto post a caso su X, che su quello sei un vero maestro.
E salutami Grok.