Ieri Jacob Coxon, ricercatore di Anthropic con un passato a OpenAI, si è dimesso in polemica con l'industria dell'intelligenza artificiale, denunciando la corsa sfrenata delle aziende dell'AI per costruire intelligenze sempre più evolute e in grado di sfuggire al controllo umano. Per Coxon, OpenAI e Anthropic "giocano d'azzardo con le nostre vite", e la loro mancanza di scrupoli potrebbe finire per porre il genere umano di fronte a una minaccia di estinzione. Il mio post sulla mancanza di regole e limiti nell'industria dell'AI (intitolato "Dove sono le nostre leggi della robotica?", citando Asimov) è stato uno dei pezzi meno letti della mia esperienza su Substack. Lo capisco: guerre, autoritarismo e crisi internazionali sembrano temi molto più urgenti. Eppure questi temi sono straordinariamente intrecciati. La concentrazione del potere nell’industria dell’AI e l’assenza di un controllo democratico sul modo in cui vengono sviluppati sistemi sempre più autonomi possono accelerare gli stessi processi che stanno trasformando giorno per giorno l'ordine mondiale. Nel pezzo parto dal caso Hugging Face (che dovremmo chiamare "caso OpenAI") per riflettere su regole e limiti nell'industria dell'AI. Oggi quasi nessuno viene chiamato a rispondere del modo in cui sono sviluppate e addestrate le intelligenze artificiali, e le vere regole del gioco sono stabilite da una piccola oligarchia di aziende sempre più potenti. Questa configurazione del mercato è molto pericolosa, ma non è inevitabile e dipende in parte dalle scelte politiche. Il link è come sempre nel primo commento.
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Ieri Jacob Coxon, ricercatore di Anthropic con un passato a OpenAI, si è dimesso in polemica con l'industria dell'intelligenza artificiale, denunciando la corsa sfrenata delle aziende dell'AI per costruire intelligenze sempre più evolute e in grado di sfuggire al controllo umano. Per Coxon, OpenAI e Anthropic "giocano d'azzardo con le nostre vite", e la loro mancanza di scrupoli potrebbe finire per porre il genere umano di fronte a una minaccia di estinzione. Il mio post sulla mancanza di regole e limiti nell'industria dell'AI (intitolato "Dove sono le nostre leggi della robotica?", citando Asimov) è stato uno dei pezzi meno letti della mia esperienza su Substack. Lo capisco: guerre, autoritarismo e crisi internazionali sembrano temi molto più urgenti. Eppure questi temi sono straordinariamente intrecciati. La concentrazione del potere nell’industria dell’AI e l’assenza di un controllo democratico sul modo in cui vengono sviluppati sistemi sempre più autonomi possono accelerare gli stessi processi che stanno trasformando giorno per giorno l'ordine mondiale. Nel pezzo parto dal caso Hugging Face (che dovremmo chiamare "caso OpenAI") per riflettere su regole e limiti nell'industria dell'AI. Oggi quasi nessuno viene chiamato a rispondere del modo in cui sono sviluppate e addestrate le intelligenze artificiali, e le vere regole del gioco sono stabilite da una piccola oligarchia di aziende sempre più potenti. Questa configurazione del mercato è molto pericolosa, ma non è inevitabile e dipende in parte dalle scelte politiche. Il link è come sempre nel primo commento.
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RT @FabbioSabatini: OpenAI addestra programmi in grado di eludere la sorveglianza umana. Durante un’esercitazione, hanno violato i server d…
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OpenAI addestra programmi in grado di eludere la sorveglianza umana. Durante un’esercitazione, hanno violato i server di un’altra azienda e preso il controllo di alcuni sistemi. Oggi nessuno viene chiamato a rispondere di incidenti del genere, né del modo in cui sono sviluppate e addestrate le intelligenze artificiali. Tutto dipende dalla discrezionalità di una piccola oligarchia di aziende sempre più potenti. Un far west che fa venire una certa nostalgia delle tre leggi della robotica di Asimov. Nel nuovo post spiego cos’è l’incidente “Hugging Face” di cui forse avrete sentito parlare – probabilmente attraverso l’antropomorfizzazione delle intelligenze artificiali, che è quanto di più fuorviante si possa immaginare per un dibattito serio e costruttivo – e rifletto sulle conseguenze che possiamo trarne per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, per il design di una politica economica dell’AI e, per certi versi, per il futuro dell’umanità. Come sempre il link è nel primo commento.
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RT @FabbioSabatini: If Washington is asking Moscow not to attack the Baltic states, then an attack on the Baltics is clearly on the table.…
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If Washington is asking Moscow not to attack the Baltic states, then an attack on the Baltics is clearly on the table. And when that request comes with no credible threat attached — while Trump and parts of the US diplomatic establishment openly talk about taking America out of NATO, and the president busies himself posting AI videos of Trump-shaped ducks marching across the newly renamed Lake America — the message reaching the Kremlin is dangerously close to a green light. So why might Putin want to test the Baltics in the first place? And why, if Trump really does want the United States out of NATO, would he still prefer Russia not to make that move? And why might the Russian dictator, increasingly trapped by his own short-term horizons, miscalculate yet again, as he did over Ukraine? I try to answer these questions in my new post on The Civic Economist. As usual, the link is in the first comment.
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RT @FabbioSabatini: La guerra ibrida russa non è mai stata così intensa. L'obiettivo non è (solo) preparare il terreno a eventuali attacchi…
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RT @FabbioSabatini: Se gli USA chiedono alla Russia di non attaccare i baltici, vuol dire che l’attacco ai baltici è sul tavolo. Se la rich…
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Se gli USA chiedono alla Russia di non attaccare i baltici, vuol dire che l’attacco ai baltici è sul tavolo. Se la richiesta non è accompagnata da alcuna minaccia, e nel frattempo l’amministrazione e pezzi della diplomazia USA continuano ad annunciare che l’America lascerà la NATO, mentre il presidente si trastulla postando video AI di paperi trumpomorfi che marciano sul nuovo Lake America, il messaggio che arriva al Cremlino è un sostanziale via libera. Ma perché Putin potrebbe avere interesse ad attaccare i baltici, e perché Trump, pur volendo lasciare la NATO, preferirebbe che la Russia rinunciasse all’attacco? E perché il dittatore russo, accecato da orizzonti sempre più miopi, potrebbe sbagliare ancora una volta i suoi calcoli, come con l’Ucraina? Ne ho discusso nel mio nuovo post. Il link è come sempre nel primo commento.
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"Putin attaccherà i baltici?": fabiosabatini.substack.com/p…
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RT @FabbioSabatini: Con titoli come quello del Messaggero, non sorprende che il pubblico italiano viva in una realtà parallela in cui la Ru…
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Con titoli come quello del Messaggero, non sorprende che il pubblico italiano viva in una realtà parallela in cui la Russia la sua guerra di invasione la sta vincendo. Se però volete sapere come sta andando davvero il conflitto, leggete il pezzo linkato nel secondo commento. La Russia sta perdendo secondo ogni criterio di valutazione sensato. 1/4
Questo titolo de @ilmessaggeroit riassume bene lo stato dell'informazione italiana sulla guerra in Ucraina. Una buffonata totale, un titolo pagliaccesco e fuori dalla realtà. Se vi chiedete come mai i russi puntino sull'Italia per far crollare l'Europa, ecco la risposta.
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Oppure, potete leggere questo più recente. Ho tolto il paywall anche da qui: fabiosabatini.substack.com/p… 3/4
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Lunedì, invece, pubblicherò un post sulla possibilità di un attacco ai paesi baltici. Per riceverlo gratuitamente, basta iscriversi alla newsletter seguendo il tasto blu. 4/4
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Russia’s hybrid campaign against Europe is more intense than ever. Military preparation and the effort to erode support for Ukraine are only part of a broader strategy aimed at penetrating the democratic processes of open societies and ultimately bringing down the European Union and NATO from within. Trump’s America is pursuing a similar objective through different instruments, some of them openly and in full public view. In my latest post, I explain how hybrid warfare works, why it poses such a serious threat, and examine a question that goes to the heart of democratic self-defence: how can democracies protect themselves from authoritarian interference without abandoning the principles on which they are founded? As usual, the link is in the first comment.
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Defending democracy against hybrid war: civiceconomist.substack.com/…
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