VERGOGNA ITALIANA. Oggi tutti a fare i boia col Manchester City falsificatore di campionati, ma davanti alle truffe che valsero alla Juve 9 scudetti e furono condonate tutti zitti: ne scrissi solo io
Fare i duri e puri col calcio degli altri è facile. Ma quando nel 2022 i magistrati trovarono le prove degli illeciti finanziari e anche sportivi compiuti per anni dalla Juventus, e quando a maggio 2023 lo sceriffo (la FIGC) mise in libertà i banditi (la Juventus) in spregio a ogni regola, l’omertà scattò a 360 gradi e tutti, media in primis, si azzerbinarono
E non si vergognano nemmeno. Parlo del ministro dello sport Abodi, del presidente della FIGC (al tempo presidente del CONI) Malagò, dell’allora presidente FIGC Gravina, dell’Ad della Lega Serie A De Siervo, del procuratore federale Chinè, del Procuratore Generale dello sport Taucer, parlo dei presidenti dei club di Serie A, parlo degli addetti ai lavori in genere, parlo dei giornalisti e dei media italiani sportivi e non sportivi. Parlo di quel gregge di pecoroni timorosi e belanti che nella primavera 2023 - tre anni fa mica tre secoli fa - non fecero una piega quando il Palazzo del calcio escogitò il modo per sottrarre la Juventus, pur di fronte all’evidenza delle prove documentali raccolte dai magistrati di Torino nell’Inchiesta Prisma, indagine che aveva fatto emergere anni e anni di sistematico ricorso a svariati, gravi e reiterati illeciti sia finanziari sia sportivi da parte del club bianconero, quei pecoroni - dicevo - che non mossero un dito, non gridarono allo scandalo, non fecero un plissè: ma semplicemente, come sempre accade davanti ai fatti (anzi ai misfatti) che riguardano la Real Casa, si azzerbinarono. E isolarono, colpevolizzarono e fecero il vuoto attorno a chi, parlo del sottoscritto e pochissimi altri, di fronte al disgustoso scandalo non restava zitto ma denunciava, naturalmente inutilmente, la Grande Vergogna cui il putrido calcio italiano si esponeva dimostrandosi, anzi confermandosi, come il calcio protettore dei malfattori e nient’altro.
Dovrebbero vergognarsi tutti questi ignobili soggetti di fronte allo scandalo esploso nel calcio inglese, quello degli illeciti finanziari portati avanti per nove anni dal Manchester City che in spregio alle regole che tutti erano chiamati a rispettare ha giocato e vinto barando; lo scandalo che a procedimento ancora in corso sta provocando una sollevazione generale, un moto di indignazione collettiva che ha riguardato tutti, la Premier League in primis e i club rivali del Manchester City, i politici e i dirigenti, tutti i campioni e gli ex campioni del calcio nessuno escluso, i media, gli sportivi, la gente.
Dovrebbero vergognarsi Abodi, Malagò, Gravina, De Siervo, Chinè, Taucer, i presidenti e i dirigenti dei club di Serie A, gli addetti ai lavori, i giornalisti e i media tutti di fronte a un calcio, quello inglese, che si sta schierando compatto contro chi ha falsato per anni i campionati chiedendone a gran voce una punizione esemplare che contempli, oltre alla sottrazione dei titoli vinti con l’imbroglio, anche l’eventualità di far ripartire il Manchester City dall’ultimo anello del calcio dei dilettanti. Dovrebbero vergognarsi, dimettersi e andare a nascondersi gli eroi al contrario del calcio italiano, quelli che non solo solidarizzavano con lo sceriffo che metteva in libertà i banditi, ma avevano fatto pressioni di ogni tipo perchè ciò accadesse.
Oggi li ritrovate lì tutti tronfi, severi e impettiti, intenti ad applaudire il calcio inglese che sta per far salire il Manchester City sul palco dell’impiccato. È così che si fa a chi per anni ha fatto strame delle regole, dicono e si dicono con aria seriosa e austera. Invece dovrebbero vergognarsi. E chiedere scusa ai pochi, a cominciare da chi scrive, che nei giorni che portarono al vergognoso inciucio Stato-Calcio, o se preferite FIGC-Juventus, non vollero stare in silenzio e non smisero di chiedere che la Juventus, cioè il Manchester City della Serie A, venisse processata, giudicata e punita come meritava.
A chi fosse interessato e volesse toccare con mano la differenza che passa tra il giorno del calcio inglese e la notte (fonda) del calcio italiano, ripubblico oggi due miei articoli del maggio 2023 tratti da “Palla Avvelenata”, il mio profilo Substack. Il primo è del 5 maggio, quattro settimane prima del patteggiamento, e s’intitola “Nove scudetti da cancellare e un club da trattare come in Scozia vennero trattati i Rangers”. Il secondo è del 20 maggio, cioè dieci giorni prima del patteggiamento - quando già tirava aria di inciucio, come infatti scrissi - e si intitola “Juve, le verità che nessuno vi dirà mai: i dirigenti da radiare, gli scudetti da revocare”.
Nove scudetti da cancellare e un club da trattare come in Scozia vennero trattati i Rangers
In attesa delle motivazioni del Collegio di Garanzia che spiegherà il perchè della conferma di condanna di Agnelli, Paratici, Arrivabene e Cherubini, un pro memoria utile per chi ama il calcio pulito
PAOLO ZILIANI
MAG 05, 2023
∙ A PAGAMENTO
Le cose che nessuno ha il coraggio di dire e che invece oggi, anno di grazia e di svolta (per il calcio italiano) 2023, bisogna dire.
Umberto Agnelli assunse Moggi come direttore generale della Juventus nell’estate del 1994. Nei dodici campionati culminati con l’esplosione dello scandalo di Calciopoli (2006) la Juventus vinse 7 titoli su 12. Gli ultimi due le furono tolti con le sentenze dei giudici, 5 le sono rimasti ma sono scudetti col verme. La stessa Cassazione disse che il sistema malavitoso e l’associazione a delinquere messi in piedi da Moggi operavano ben prima delle stagioni 2004-05 e 2005-06 oggetto del procedimento e delle sentenze dei giudici del tempo. Quei cinque scudetti sarebbero dunque da cancellare.
La Juventus vinse in quegli anni anche la Champions League 1995-96 battendo in finale l’Ajax ai rigori. Si tratta della stessa Juventus che processata per doping anni dopo venne ritenuta colpevole dalla Cassazione di “illecita somministrazione di farmaci ai calciatori” ma prescritta, come prescritti pure se riconosciuti colpevoli di “frode sportiva” furono l’amministratore delegato Giraudo e il medico sociale Agricola. Anche quella Champions, che l’Ajax a lungo ha reclamato invano come sua, sarebbe da cancellare.
Nell’era Agnelli la Juventus ha vinto 9 scudetti consecutivi, dal 2012 al 2020. L’ultimo, quello vinto con Sarri, riguarda le tre stagioni oggetto dell’Inchiesta Prisma per le quali il club bianconero è finito a processo (anzi, a processi: ce ne sono un’infinità). Una Federazione seria, vista la montagna di illeciti commessi (e provati) dalla dirigenza juventina, lo revocherebbe già ora assegnandolo alla seconda classificata, l’Inter.
Le intercettazioni confessorie e l’infinita serie di riscontri probatori trovati dai magistrati torinesi dimostrano che i comportamenti illeciti dei dirigenti della Juventus, volti ad alterare il principio dell’equa competizione e la regolarità delle competizioni (parole dei PM torinesi) sono iniziati fin da subito con la Triade Agnelli-Marotta-Paratici diventata poi, dal 30 settembre 2018, Agnelli-Paratici-Cherubini. Non c’è un solo scudetto dei 9 conquistati dalla Juventus di Agnelli che abbia i crismi della regolarità, andrebbero quindi tutti cancellati come in Francia cancellarono i 7 Tour consecutivi vinti, barando, da Lance Armstrong.
I reati commessi dalla dirigenza juventina capitanata da Andrea Agnelli sono da radiazione non solo del presidente e del suo principale braccio destro, Paratici, ma del club. La FIGC riserverebbe alla Juventus un trattamento di favore trattandola come la Federazione scozzese trattò i Rangers di Glasgow che per reati identici (illeciti amministrativi) vennero retrocessi nel 2012 in Third Division, la quarta ed ultima categoria del calcio professionistico scozzese.
Juve, le verità che nessuno vi dirà mai: i dirigenti da radiare, gli scudetti da revocare
Il titolo vinto da Sarri nell’illegalità più totale, gli imbrogli con gli agenti collusi che iniziano nel 2015, la creazione dei “club succursali” che data 2010: 12 anni e 9 scudetti da cancellare
PAOLO ZILIANI
MAG 20, 2023
∙ A PAGAMENTO
Tutte le cose che nessuno vi dirà mai sul prossimo processo alla Juventus, quello sulle “manovre stipendi” e altri filoni, che si preannuncia drammatico: sempre che John Elkann non decida di chiedere in seconda battuta il patteggiamento, prima dell’inizio del dibattimento, per godere di uno sconto di un terzo della pena (quello pre-deferimento avrebbe fruttato alla Juve uno sconto di metà della pena).
INAUDITA GRAVITÀ. Come nel processo “plusvalenze fittizie”, che lunedì infliggerà alla Juventus la penalizzazione di cui tanto si è discusso (una goccia nel mare delle sanzioni in cui Madama si troverà presto ad annaspare), il club bianconero è chiamato a rispondere dell’articolo 4, quello sulla lealtà sportiva, per la cui violazione sono previste pene non pecuniarie ma sportive, cioè penalizzazione di punti e nei casi più gravi retrocessione e perdita dei titoli eventualmente conquistati. Ebbene: tre dei quattro filoni (le due distinte manovre stipendi e i rapporti con i club amici), per gravità e enormità degli illeciti commessi e per il livello di compromissione dei dirigenti apicali, Agnelli e Paratici in primis, sarebbero - anche presi singolarmente - da radiazione dei tesserati e del club, che risponde per responsabilità oggettiva. Un po’ come dire tre ergastoli più dieci anni per il filone agenti collusi.
RIGUARDO. Per quanto riguarda le manovre stipendi, alzi la mano chi ha visto commettere, dal dopo Calciopoli in poi, un illecito sportivo altrettanto grave. Sono due, pianificati e realizzati nelle stagioni 2019-20 e 2020-21, e la Procura FIGC con una decisione che definire vergognosa è dire poco ha già cercato di rendere il quadro accusatorio meno angoscioso per la Juventus archiviando le posizioni dei 22 giocatori più Sarri e di altri 17 giocatori che aderirono (alcuni di loro due volte) alle manovre illecite. Per questo tipo di reato il regolamento prevede la squalifica di “almeno un mese” per ogni tesserato coinvolto e nei casi particolarmente gravi - e qui ci sono due intere squadre che pur perfettamente al corrente di tutto danno l’assenso alla realizzazione dell’imbroglio -, l’aggiunta di una penalizzazione “di 1 o più punti in classifica”. Ora, squalifiche dei giocatori a parte, se calcoliamo 1 punto per ogni tesserato coinvolto arriviamo a 40 punti di penalizzazione (23 + 17): che sono già stati risparmiati alla Juventus con una decisione che grida vendetta. Per Chinè i giocatori furono pedine ignare nel gioco sporco della società. Come no. Soprattutto Chiellini, il capitano, laureato in Economia e Commercio e con laurea magistrale in Business Administration conseguita nel 2017 con 110 e lode. Solo per questo Chinè dovrebbe dare le dimissioni.
SCUDETTO REVOCATO. Al termine della stagione della prima manovra stipendi, la 2019-20, quella con Sarri allenatore, la Juventus vinse lo scudetto. Ebbene, è un titolo che andrebbe revocato perchè l’illegalità dei comportamenti del club, come dice la Procura, “ha violato il principio contabile di competenza economica e, dunque, il principio di par condicio con le altre società di serie A dal punto di vista di equilibrio economico finanziario”. La Juventus ha giocato e vinto barando, questo è il concetto. E i giudici hanno in mano tutte le prove del gigantesco imbroglio. Lo avete letto da qualche parte, ne avete sentito parlare in qualche trasmissione tv? No vero?
CAMPIONATI FALSATI. La Juventus ha vinto con Agnelli 9 scudetti consecutivi dal 2012 al 2020: ma sono molti i titoli che, carte della Procura alla mano, le andrebbero tolti. Nel fascicolo dedicato ai rapporti con gli agenti collusi ci sono le prove che la Juventus ha pagato tra il 2015 e il 2022 una quindicina di procuratori “in assenza di una reale attività di intermediazione” o “con un mandato fittizio non veritiero” allo scopo di portare a termine operazioni di mercato illegali come quelle di Spinazzola, Pellegrini e un’infinità di altre. Dal 2015 (alla Juve c’era ancora Marotta, se può interessare) significa 6 scudetti vinti agendo nell’illegalità più totale. Ma questo non è niente. Nella carte del filone “club amici” ci sono intercettazioni confessorie, lunghe e ripetute, di Cherubini e Paratici che svelano e ammettono l’esistenza di una “partnership decennale” intrattenuta dalla Juve con i cosiddetti club “succursali”, Sassuolo e Atalanta sopra tutti. Sono intercettazioni del 2021-22 e se torniamo indietro dieci anni arriviamo al 2012, l’anno del primo scudetto conquistato da Andrea Agnelli. La Juventus ha vinto insomma 9 scudetti consecutivi non solo facendo giochi di prestigio nei bilanci e cose turche con gli agenti dei giocatori, ma intessendo una rete di relazioni opache con una costellazione di club (anche stranieri) tra cui Atalanta, Sassuolo, Udinese, Sampdoria, Bologna e Cagliari che le rendevano la vita facile sia in campo che fuori e che si prestavano ad assecondarla in operazioni illegali con comportamenti scopertamente antisportivi.
LA B UN REGALO. Sono, queste che vi ho detto, solo le più scottanti verità del vergognoso scandalo e dell’indecorosa truffa messi in piedi negli ultimi 12-13 anni dalla Juventus. Che John Elkann proponga ora di cancellare questa montagna di melma con una multa, anche salatissima, visto che con i soldi è abituato a comprare tutto, la dice lunga sul degrado dei personaggi e sul degrado del calcio italiano: che di fronte a tanta arroganza e pretesa di impunità se ne sta lì, con i politici, le istituzioni e i media in prima fila, a blandire, riverire, servire e soccorrere gli avvelenatori del pozzo. È davvero uno schifo: un club che dovrebbe essere radiato viene trattato coi guanti bianchi ed è addirittura vietato, pena la messa alla gogna, pronunciare la parola “Serie B”. Che sarebbe una grazia per chi da anni bara e tradisce la passione di milioni di amanti del calcio. Come si dice in questi casi: vergogniamoci per loro.
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