DIARIO DI BORDO: NOTIZIE DAL FRONTE DEL CALCIO IN TRINCEA (Non ho fatto il giornalista per fare l'addetto stampa, l'ho fatto per fare il giornalista)

Cascais
In confronto a questo anche l'inciucio Stato-Calcio, o se preferite FIGC-Juventus, concretizzatosi nel maggio 2023 col patteggiamento da 718 mila euro impallidisce: CONI e FIGC, politica e sport, stanno riuscendo nell'impresa di impedire a Malagò di continuare a essere presidente FIGC facendolo decadere, nominandolo Commissario straordinario della FIGC rimasta orfana di lui per arrivare a nuove elezioni in cui l'ex presidente oggi Commissario sarà l'unico candidato e sarà eletto presidente FIGC. Dal calcio italiano (anzi, dallo sport italiano benedetto dall'alto dall'ineffabile ministro Abodi) è tutto: linea a Narnia.
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Il presidente della Liga di Spagna chiede che il Barcellona (caso Negreira) venga retrocesso. Da noi quando alla Juventus venne dato il -10 per le plusvalenze il ministro dello sport Abodi attaccò i giudici In Spagna e in Inghilterra la bufera per le malefatte di Barça e City divampa ogni giorno di più: ma il confronto tra i dirigenti senza paura di Liga e Premier e le nostre mummie azzerbinate che scesero in campo compatte a protezione di Madama è sconfortante La domanda è inutile perchè tutti sappiamo com’è andata a finire: ma voi ve li immaginate l’Ad della Lega De Siervo o il presidente (a quei tempi) Casini che all’esplosione dello scandalo dell’Inchiesta Prisma sulla Juventus, davanti all’evidenza e all’inoppugnabilità delle prove raccolte dalla Procura di Torino sulle gravi, diverse e reiterate malefatte sia finanziarie (manovre stipendi, plusvalenze, accordi illeciti con club e procuratori collusi eccetera) sia sportive (la partnership con i cosiddetti “club amici”, Paratici che faceva il direttore sportivo per mezza Serie A e via dicendo) commesse dal club bianconero trovato per l’ennesima volta con le mani nel sacco, ve li immaginate - dicevo - i nostri massimi dirigenti sfilare davanti a microfoni e tv a procedimenti penali e sportivi ancora in corso per dire che la Juventus avrebbe dovuto essere punita duramente con la retrocessione o comunque con l’esclusione dalla Serie A? La vostra risposta la conosco già. Ma la mia domanda resta valida perchè dopo la sollevazione anti Manchester City che sta squassando il calcio inglese dopo la scoperta di anni e anni di imbrogli posti in atto dal club dello sceicco Mansour, è successo che in Spagna il presidente della Liga - e sottolineo presidente della Liga - Tebas ha dichiarato e ribadito che il Barcellona, che per vent’anni ha pagato il vicepresidente del Comitato Arbitrale Negreira con la risibile motivazione di insegnare ai giocatori del Barça le regole del gioco del calcio, merita di essere punito con una sanzione non inferiore alla retrocessione o comunque all’esclusione dalla Liga. Dunque, come già in Inghilterra anche in Spagna i massimi dirigenti del Palazzo del pallone non esitano a schierarsi pubblicamente contro chi per anni ha avvelenato i pozzi... P.S. L'articolo continua sul mio profilo “Palla Avvelenata” su Substack paoloziliani.substack.com Se sei stufo di leggere balle e ti va di avere un po’ di sana contro-informazione, valuta la possibilità di abbonarti: 6 euro l'abbonamento mensile, 60 quello annuale. "Palla Avvelenata" è un best seller di Substack e ha abbonati anche all'estero
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Lo strano caso di Endrick che la Roma sta contendendo al Milan dimenticando che lo sgarro fatto al Settlement Agreement la mette a forte rischio di limitazione lista UEFA A novembre il Comitato Controllo Bilanci giudicherà il mancato rispetto dell’accordo siglato con l’UEFA: il club giallorosso spera di cavarsela con una multa, ma in realtà il pericolo è ben più serio. Come la Juventus, la Roma ha deliberatamente scelto di non rispettare le regole: ma la verità è che sta scherzando col fuoco Nel 2022 quattro dei cinque più importanti club italiani, e cioè Inter, Juventus, Milan e Roma (unica eccezione: il Napoli), a causa dei bilanci disastrati che avevano provocato il mancato rispetto del break-even requirement del Financial Fair Play UEFA nel monitoraggio 2021-22 (era il periodo di transizione verso l’odierna football earnings rule), furono costretti a firmare un Settlement Agreement con l’UEFA: chi in un percorso di 3 anni (Milan e Juventus), chi di 4 (Inter e Roma), i nostri top club con le pezze al culo si erano impegnati a rientrare nei ranghi, a rispettare le regole e a riportare i bilanci in salute onde evitare sanzioni, anche pesanti come l’esclusione dalle coppe, da parte dell’ente di Nyon. Come sia andata lo ricordiamo tutti: il Settlement della Juventus durò come un gatto in tangenziale se è vero che nell’estate successiva (2023) l’UEFA squalificò il club bianconero per un anno da tutte le competizioni dopo aver preso atto, grazie alle carte dell’Inchiesta Prisma, che la Juventus aveva imbrogliato per anni presentando bilanci non veritieri che nascondevano illeciti finanziari di ogni tipo. Contestualmente alla squalifica, il Settlement Agreement firmato nel 2022 venne naturalmente stracciato. Per la cronaca: è bastato che Madama rimettesse il naso in Europa, la stagione scorsa, ed ecco che l’UEFA l’ha subito obbligata, visti i conti sempre più rovinosi, a sottoporsi a un secondo Settlement, siglato il 30 giugno scorso, che il club bianconero - inutile dirlo - ha già cominciato a ignorare spendendo a più non posso e fregandosene degli impegni presi. Diverso il comportamento degli altri tre club. Il Milan, virtuosissimo, è uscito a pieni voti dall’esame UEFA avendo presentato nientemeno che tre bilanci in attivo; un po’ più a fatica se l’è cavata l’Inter che ha approfittato della straordinaria (per ricavi) stagione 2024-25, quella che la vide arrivare alla finale di Champions col PSG, per mettere le pezze necessarie a uscire dal Settlement senza sanzioni. Più faticoso è stato invece il percorso della Roma che dopo la multa di 5 milioni incondizionati del 2022 è passata da una ammenda all’altra: 2 milioni nel 2024, 3 milioni nel 2025 e 6 milioni nel giugno scorso (di cui 4 per non avere rispettato la regola che fissa il costo-squadra a un massimo del 70% rispetto ai ricavi del club)... P.S. L'articolo continua sul mio profilo “Palla Avvelenata” su Substack paoloziliani.substack.com Se sei stufo di leggere balle e ti va di avere un po’ di sana contro-informazione, valuta la possibilità di abbonarti: 6 euro l'abbonamento mensile, 60 quello annuale. "Palla Avvelenata" è un best seller di Substack e ha abbonati anche all'estero
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Ricordate il Settlement Juventus-UEFA firmato il 30 giugno? È già carta straccia. Ai 66 milioni di perdita dell’ultimo bilancio fra un anno se ne aggiungeranno 100 con scasso totale delle regole La norma-cardine del Fair Play Finanziario, quella che vieta di avere una perdita superiore ai 60 milioni in un triennio, è già stata platealmente disattesa da Madama a dispetto dell'impegno preso tre mesi fa: per lei le regole non esistono (ma essendo recidiva rischia grosso) Tre mesi fa, era il 30 giugno, la Juventus che nel 2023-24 venne squalificata per un anno dall'Europa per gli imbrogli a bilancio smascherati dall’inchiesta Prisma dei magistrati di Torino, imbrogli portati avanti per anni, avendo continuato - una volta scontata la squalifica - nel suo modus operandi fuorilegge è stata costretta dall’UEFA a firmare un Settlement Agreement della durata di tre anni in cui il club bianconero, dopo aver pagato le multe del caso (6 milioni più 14 che già è certo dovrà corrispondere), si è impegnato a rientrare nelle regole del Fair Play Finanziario di cui si è sempre bellamente fregato. Al primo posto dei paletti da rispettare, o se volete degli obiettivi da raggiungere, c’è il rispetto della norma cardine del FPF denominata Football Earnings Rule secondo la quale è fatto divieto a ogni club di accumulare una perdita a bilancio superiore ai 60 milioni nel triennio 2025-26, 2026-27 e 2027-28. La Juventus, reduce da rossi in bilancio per centinaia di milioni, ha dato assicurazione all’UEFA che ciò sarebbe accaduto. Poi è cominciato il mercato. E poi è cominciata la stagione europea. Giorni fa il CdA della Juventus ha approvato il bilancio al 30 giugno 2026, il primo dei tre che passeranno al vaglio del Comitato Controllo Bilanci dell’UEFA; e a dispetto dei buoni proponimenti manifestati nei colloqui di fine giugno il suo bilancio, il primo del triennio attenzionato, si è chiuso con una perdita di 66 milioni già di per sè superiore alla perdita massima consentita in tre anni dall’UEFA che è, come detto, di 60 milioni. Del tutto dimentica - ma sarebbe meglio dire disinteressata - rispetto all’impegno preso con Nyon, la Juventus ha condotto in estate un mercato tambureggiante che l’ha vista spendere 164,8 milioni, incassarne 26,6 con un saldo netto negativo di 138,2 milioni... P.S. L'articolo continua sul mio profilo “Palla Avvelenata” su Substack paoloziliani.substack.com Se sei stufo di leggere balle e ti va di avere un po’ di sana contro-informazione, valuta la possibilità di abbonarti: 6 euro l'abbonamento mensile, 60 quello annuale. "Palla Avvelenata" è un best seller di Substack e ha abbonati anche all'estero
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Donnarumma è il portiere italiano più forte di ogni tempo? Dirlo sembra un’eresia ma una cosa è certa: di questo passo Gigio frantumerà il record di presenze in azzurro (176) di un totem come Buffon Il portiere della Juventus giocò la sua ultima partita in nazionale a 40 anni; Gigio (86 presenze) di anni ne ha 27 e di questo passo potrebbe addirittura arrivare a toccare, e magari sfondare, il muro delle 200 presenze. L'unico giocatore che tutto il mondo ci invidia Per anni, più esattamente dal giorno del ritiro di Gigi Buffon dai campi di gioco (ultima partita giocata, con la maglia del Parma, il 30 maggo 2023, Cagliari-Parma 3-2, semifinale d’andata dei playoff di Serie B), una granitica certezza del calcio italiano era che il record di presenze in nazionale del portiere di Parma, Juventus e PSG, 176 partite giocate in 22 anni (debutto il 29 ottobre 1997 a Mosca, Russia-Italia 1-1, qualificazioni mondiali), non sarebbe mai stato battuto, e forse nemmeno avvicinato, da nessuno. La classifica delle presenze in azzurro di ogni tempo vede infatti il secondo classificato, Fabio Cannavaro, distanziato di 40 partite da Buffon (136); il terzo, Paolo Maldini, distanziato di 50 (126). Immaginare che qualcuno potesse (e possa) realizzare l’impresa di arrampicarsi oltre l’asticella delle 176 presenze messe in fila una dopo l’altra da Gigi Buffon era considerata un’eresia. Invece l’eresia era un’altra: sottostimare Gigio Donnarumma. Che avendo scelto a 22 anni di abbandonare il Milan e il suolo patrio per andare a giocare nel PSG (alzi la mano chi crede che in maglia rossonera il portiere avrebbe potuto togliersi soddisfazioni migliori) è stato trattato per anni da traditore mercenario, e quindi mal sopportato - se non inviso - per la sua scelta poco patriota. L’idiozia, essendo Donnarumma un professionista che come tutti i professionisti, di qualunque lavoro si parli, mira a raggiungere i migliori livelli di realizzazione professionale e di retribuzione, si commenta da sola. Ma questo è il trattamento che al portiere di Castellamarae di Stabia è toccato: se non fosse che mentre lo si snobbava o lo si accettava storcendo il naso, nessuno faceva caso al suo ruolino di marcia o curriculum vitae, come preferite. CV che ci ricorda oggi, all’indomani di Francia-Italia 1-1 giocata ieri a Parigi, che Gigio Donnarumma all’età di 27 anni e 7 mesi ha collezionato sin qui 86 presenze in azzurro; e anche se il futuro è nelle mani di Dio... P.S. L'articolo continua sul mio profilo “Palla Avvelenata” su Substack paoloziliani.substack.com Se sei stufo di leggere balle e ti va di avere un po’ di sana contro-informazione, valuta la possibilità di abbonarti: 6 euro l'abbonamento mensile, 60 quello annuale. "Palla Avvelenata" è un best seller di Substack e ha abbonati anche all'estero
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Quando Sarri sostituì Ronaldo in Juventus-Milan, il portoghese abbandonò lo stadio a partita in corso e la Gazzetta scrisse che CR7 era un’azienda e bisognava capirlo e correre ai ripari per evitare guai peggiori Lo smisurato ego del portoghese deflagrato nei giorni scorsi anche in nazionale è solo un triste déjà vu: la collezione delle sue stizze da bambinone 42enne incapace di crescere è infinita. Quando si dice la diseducazione fatta giocatore Stizzito per non essere stato mandato in campo nella partita di Nations League Norvegia-Portogallo 1-2, Cristiano Ronaldo che a febbraio compirà 42 anni ha raccolto le sue cose, ha raggiunto l’aeroporto di Oslo e con un volo privato ha raggiunto Madrid abbandonando la nazionale portoghese. “Pensavo di impiegarlo nell’ultima mezz’ora ma poi non l’ho fatto perchè in quel momento avevo altre necessità”, ha spiegato il c.t. portoghese Jorge Jesus. E Ronaldo (sui social): “Dopo la conferenza stampa dell'allenatore e dopo una conversazione con il presidente della Federcalcio, ho deciso di lasciare il campo della squadra nazionale. A tempo giusto, dirò a tutti i portoghesi le ragioni che mi hanno spinto a lasciare la squadra nazionale, a cui mi sono sempre dedicato”. Di Ronaldo che se ne va imbronciato portando via il pallone (o almeno lui crede di farlo portando via se stesso) sta parlando il mondo da giorni, ma in realtà la piazzata di Oslo è solo un triste déjà vu: il cinque volte Pallone d’Oro fa sempre così, se non lo fanno giocare lui se ne va via, se non lo fanno segnare lui va su tutte le furie (ai tempi della Juve Ramsey, che aveva deviato in rete un suo tiro entrando nel tabellino dei marcatori, nel dopo partita si sentì in dovere di scusarsi per avere fatto gol), se non gli danno un premio lui fa il diavolo a quattro, diserta la cerimonia e dice che è tutta colpa della mafia del calcio (quando lo premiano invece è tutto perfetto). Di questo tratto del carattere che fa di Cristiano Ronaldo uno dei campioni umanamente più discutibili e diseducativi della storia non solo del calcio ma di tutti gli sport mi sono occupato a lungo nel libro “Cristiano Ronaldo nel paese degli Agnelli” uscito per Indiscreto editore nell’autunno 2020. Per chi non lo ricordasse, pubblico oggi uno stralcio del capitolo in cui racconto quel che avvenne il 10 novembre 2019 quando al minuto 55 di Juventus-Milan, sul risultato di 0-0, Sari decise di sostituire Ronaldo con Dybala che poi avrebbe segnato il gol della vittoria juventina per 1-0. Il racconto di quel che avvenne nell’immediato e nei giorni che ne seguirono... P.S. L'articolo continua sul mio profilo “Palla Avvelenata” su Substack paoloziliani.substack.com Se sei stufo di leggere balle e ti va di avere un po’ di sana contro-informazione, valuta la possibilità di abbonarti: 6 euro l'abbonamento mensile, 60 quello annuale. "Palla Avvelenata" è un best seller di Substack e ha abbonati anche all'estero
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Il Giorno della marmotta del calcio italiano: accade all’indomani dell’approvazione del bilancio della Juventus con i giornali che scrivono lo stesso articolo dell’anno prima. E ancora e ancora... Nono bilancio consecutivo in perdita per un totale di 1.065 milioni? Sesto aumento di capitale in 8 anni per un totale di 1.248 milioni? Per i media è una festa: “Rilancio Juve”, titola la Gazzetta. E il pareggio di bilancio ogni volta slitta all'anno dopo (e naturalmente non arriva mai) Non so se ve ne siete accorti ma in Italia succede una cosa strana: la tradizionale ricorrenza del Giorno della marmotta cambia data ogni anno e si assesta in calendario ogni volta, immancabilmente, all’indomani dell’approvazione del bilancio annuale dello Juventus Football Club. È proprio in quel giorno infatti, e ieri abbiamo vissuto l’ultimo, che agli italiani - ma solo agli italiani - è dato assistere a un fenomeno difficilmente riscontrabile fuori dai nostri confini: l’uscita dei giornali, in particolare i giornali sportivi, che pubblicano la stessa prima pagina dell’anno prima, che a sua volta era la stessa dell’anno precedente, e ancora e ancora e ancora. Prendete la prima pagina della Gazzetta dello Sport di ieri, mercoledì 30 settembre 2026. O se preferite quella di Tuttosport sempre di ieri 30/09/26. Anche se per il nono anno consecutivo la Juventus ha chiuso il bilancio in perdita (dal 2017-18 le perdite del club bianconero hanno toccato il tetto di un miliardo e 65 milioni) e anche se per la quinta volta dal 2019 la Juventus è dovuta ricorrere a un aumento di capitale, stavolta di 250 milioni, che ha raggiunto la quota di un miliardo e 248 milioni (300 milioni nel 2019, 400 milioni nel 2021, 200 milioni nel 2024, 98 milioni nel 2025, 250 milioni nel 2026), senza nemmeno considerare l’emissione di bond, che rappresentano un debito, da centinaia di milioni fatta in due diverse occasioni, la prima per far fronte all’insensato acquisto di Ronaldo, anche se lo scenario è insomma come si vede drammatico considerando che a fronte di tutto ciò la Juventus non vince uno scudetto da sei anni, è tornata ad avere la rosa più costosa di tutta la Serie A e gioca in Europa League essendo arrivata nell’ultimo campionato sesta, anche se il quadro è questo - dicevo -, i giornali sportivi, ma potrei dire i media in genere, se ne escono ogni anno puntualmente, tenacemente, immutabilmente con un elogio alle mosse del club. “Rilancio Juve”, è stato il titolo della Gazzetta. “Elkann, altri 250 milioni per la Juve”, ha fatto da controcanto Tuttosport... P.S. L'articolo continua sul mio profilo “Palla Avvelenata” su Substack paoloziliani.substack.com Se sei stufo di leggere balle e ti va di avere un po’ di sana contro-informazione, valuta la possibilità di abbonarti: 6 euro l'abbonamento mensile, 60 quello annuale. "Palla Avvelenata" è un best seller di Substack e ha abbonati anche all'estero
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VERGOGNA ITALIANA. Oggi tutti a fare i boia col Manchester City falsificatore di campionati, ma davanti alle truffe che valsero alla Juve 9 scudetti e furono condonate tutti zitti: ne scrissi solo io Fare i duri e puri col calcio degli altri è facile. Ma quando nel 2022 i magistrati trovarono le prove degli illeciti finanziari e anche sportivi compiuti per anni dalla Juventus, e quando a maggio 2023 lo sceriffo (la FIGC) mise in libertà i banditi (la Juventus) in spregio a ogni regola, l’omertà scattò a 360 gradi e tutti, media in primis, si azzerbinarono E non si vergognano nemmeno. Parlo del ministro dello sport Abodi, del presidente della FIGC (al tempo presidente del CONI) Malagò, dell’allora presidente FIGC Gravina, dell’Ad della Lega Serie A De Siervo, del procuratore federale Chinè, del Procuratore Generale dello sport Taucer, parlo dei presidenti dei club di Serie A, parlo degli addetti ai lavori in genere, parlo dei giornalisti e dei media italiani sportivi e non sportivi. Parlo di quel gregge di pecoroni timorosi e belanti che nella primavera 2023 - tre anni fa mica tre secoli fa - non fecero una piega quando il Palazzo del calcio escogitò il modo per sottrarre la Juventus, pur di fronte all’evidenza delle prove documentali raccolte dai magistrati di Torino nell’Inchiesta Prisma, indagine che aveva fatto emergere anni e anni di sistematico ricorso a svariati, gravi e reiterati illeciti sia finanziari sia sportivi da parte del club bianconero, quei pecoroni - dicevo - che non mossero un dito, non gridarono allo scandalo, non fecero un plissè: ma semplicemente, come sempre accade davanti ai fatti (anzi ai misfatti) che riguardano la Real Casa, si azzerbinarono. E isolarono, colpevolizzarono e fecero il vuoto attorno a chi, parlo del sottoscritto e pochissimi altri, di fronte al disgustoso scandalo non restava zitto ma denunciava, naturalmente inutilmente, la Grande Vergogna cui il putrido calcio italiano si esponeva dimostrandosi, anzi confermandosi, come il calcio protettore dei malfattori e nient’altro. Dovrebbero vergognarsi tutti questi ignobili soggetti di fronte allo scandalo esploso nel calcio inglese, quello degli illeciti finanziari portati avanti per nove anni dal Manchester City che in spregio alle regole che tutti erano chiamati a rispettare ha giocato e vinto barando; lo scandalo che a procedimento ancora in corso sta provocando una sollevazione generale, un moto di indignazione collettiva che ha riguardato tutti, la Premier League in primis e i club rivali del Manchester City, i politici e i dirigenti, tutti i campioni e gli ex campioni del calcio nessuno escluso, i media, gli sportivi, la gente. Dovrebbero vergognarsi Abodi, Malagò, Gravina, De Siervo, Chinè, Taucer, i presidenti e i dirigenti dei club di Serie A, gli addetti ai lavori, i giornalisti e i media tutti di fronte a un calcio, quello inglese, che si sta schierando compatto contro chi ha falsato per anni i campionati chiedendone a gran voce una punizione esemplare che contempli, oltre alla sottrazione dei titoli vinti con l’imbroglio, anche l’eventualità di far ripartire il Manchester City dall’ultimo anello del calcio dei dilettanti. Dovrebbero vergognarsi, dimettersi e andare a nascondersi gli eroi al contrario del calcio italiano, quelli che non solo solidarizzavano con lo sceriffo che metteva in libertà i banditi, ma avevano fatto pressioni di ogni tipo perchè ciò accadesse. Oggi li ritrovate lì tutti tronfi, severi e impettiti, intenti ad applaudire il calcio inglese che sta per far salire il Manchester City sul palco dell’impiccato. È così che si fa a chi per anni ha fatto strame delle regole, dicono e si dicono con aria seriosa e austera. Invece dovrebbero vergognarsi. E chiedere scusa ai pochi, a cominciare da chi scrive, che nei giorni che portarono al vergognoso inciucio Stato-Calcio, o se preferite FIGC-Juventus, non vollero stare in silenzio e non smisero di chiedere che la Juventus, cioè il Manchester City della Serie A, venisse processata, giudicata e punita come meritava. A chi fosse interessato e volesse toccare con mano la differenza che passa tra il giorno del calcio inglese e la notte (fonda) del calcio italiano, ripubblico oggi due miei articoli del maggio 2023 tratti da “Palla Avvelenata”, il mio profilo Substack. Il primo è del 5 maggio, quattro settimane prima del patteggiamento, e s’intitola “Nove scudetti da cancellare e un club da trattare come in Scozia vennero trattati i Rangers”. Il secondo è del 20 maggio, cioè dieci giorni prima del patteggiamento - quando già tirava aria di inciucio, come infatti scrissi - e si intitola “Juve, le verità che nessuno vi dirà mai: i dirigenti da radiare, gli scudetti da revocare”. Nove scudetti da cancellare e un club da trattare come in Scozia vennero trattati i Rangers In attesa delle motivazioni del Collegio di Garanzia che spiegherà il perchè della conferma di condanna di Agnelli, Paratici, Arrivabene e Cherubini, un pro memoria utile per chi ama il calcio pulito PAOLO ZILIANI MAG 05, 2023 ∙ A PAGAMENTO Le cose che nessuno ha il coraggio di dire e che invece oggi, anno di grazia e di svolta (per il calcio italiano) 2023, bisogna dire. Umberto Agnelli assunse Moggi come direttore generale della Juventus nell’estate del 1994. Nei dodici campionati culminati con l’esplosione dello scandalo di Calciopoli (2006) la Juventus vinse 7 titoli su 12. Gli ultimi due le furono tolti con le sentenze dei giudici, 5 le sono rimasti ma sono scudetti col verme. La stessa Cassazione disse che il sistema malavitoso e l’associazione a delinquere messi in piedi da Moggi operavano ben prima delle stagioni 2004-05 e 2005-06 oggetto del procedimento e delle sentenze dei giudici del tempo. Quei cinque scudetti sarebbero dunque da cancellare. La Juventus vinse in quegli anni anche la Champions League 1995-96 battendo in finale l’Ajax ai rigori. Si tratta della stessa Juventus che processata per doping anni dopo venne ritenuta colpevole dalla Cassazione di “illecita somministrazione di farmaci ai calciatori” ma prescritta, come prescritti pure se riconosciuti colpevoli di “frode sportiva” furono l’amministratore delegato Giraudo e il medico sociale Agricola. Anche quella Champions, che l’Ajax a lungo ha reclamato invano come sua, sarebbe da cancellare. Nell’era Agnelli la Juventus ha vinto 9 scudetti consecutivi, dal 2012 al 2020. L’ultimo, quello vinto con Sarri, riguarda le tre stagioni oggetto dell’Inchiesta Prisma per le quali il club bianconero è finito a processo (anzi, a processi: ce ne sono un’infinità). Una Federazione seria, vista la montagna di illeciti commessi (e provati) dalla dirigenza juventina, lo revocherebbe già ora assegnandolo alla seconda classificata, l’Inter. Le intercettazioni confessorie e l’infinita serie di riscontri probatori trovati dai magistrati torinesi dimostrano che i comportamenti illeciti dei dirigenti della Juventus, volti ad alterare il principio dell’equa competizione e la regolarità delle competizioni (parole dei PM torinesi) sono iniziati fin da subito con la Triade Agnelli-Marotta-Paratici diventata poi, dal 30 settembre 2018, Agnelli-Paratici-Cherubini. Non c’è un solo scudetto dei 9 conquistati dalla Juventus di Agnelli che abbia i crismi della regolarità, andrebbero quindi tutti cancellati come in Francia cancellarono i 7 Tour consecutivi vinti, barando, da Lance Armstrong. I reati commessi dalla dirigenza juventina capitanata da Andrea Agnelli sono da radiazione non solo del presidente e del suo principale braccio destro, Paratici, ma del club. La FIGC riserverebbe alla Juventus un trattamento di favore trattandola come la Federazione scozzese trattò i Rangers di Glasgow che per reati identici (illeciti amministrativi) vennero retrocessi nel 2012 in Third Division, la quarta ed ultima categoria del calcio professionistico scozzese. Juve, le verità che nessuno vi dirà mai: i dirigenti da radiare, gli scudetti da revocare Il titolo vinto da Sarri nell’illegalità più totale, gli imbrogli con gli agenti collusi che iniziano nel 2015, la creazione dei “club succursali” che data 2010: 12 anni e 9 scudetti da cancellare PAOLO ZILIANI MAG 20, 2023 ∙ A PAGAMENTO Tutte le cose che nessuno vi dirà mai sul prossimo processo alla Juventus, quello sulle “manovre stipendi” e altri filoni, che si preannuncia drammatico: sempre che John Elkann non decida di chiedere in seconda battuta il patteggiamento, prima dell’inizio del dibattimento, per godere di uno sconto di un terzo della pena (quello pre-deferimento avrebbe fruttato alla Juve uno sconto di metà della pena). INAUDITA GRAVITÀ. Come nel processo “plusvalenze fittizie”, che lunedì infliggerà alla Juventus la penalizzazione di cui tanto si è discusso (una goccia nel mare delle sanzioni in cui Madama si troverà presto ad annaspare), il club bianconero è chiamato a rispondere dell’articolo 4, quello sulla lealtà sportiva, per la cui violazione sono previste pene non pecuniarie ma sportive, cioè penalizzazione di punti e nei casi più gravi retrocessione e perdita dei titoli eventualmente conquistati. Ebbene: tre dei quattro filoni (le due distinte manovre stipendi e i rapporti con i club amici), per gravità e enormità degli illeciti commessi e per il livello di compromissione dei dirigenti apicali, Agnelli e Paratici in primis, sarebbero - anche presi singolarmente - da radiazione dei tesserati e del club, che risponde per responsabilità oggettiva. Un po’ come dire tre ergastoli più dieci anni per il filone agenti collusi. RIGUARDO. Per quanto riguarda le manovre stipendi, alzi la mano chi ha visto commettere, dal dopo Calciopoli in poi, un illecito sportivo altrettanto grave. Sono due, pianificati e realizzati nelle stagioni 2019-20 e 2020-21, e la Procura FIGC con una decisione che definire vergognosa è dire poco ha già cercato di rendere il quadro accusatorio meno angoscioso per la Juventus archiviando le posizioni dei 22 giocatori più Sarri e di altri 17 giocatori che aderirono (alcuni di loro due volte) alle manovre illecite. Per questo tipo di reato il regolamento prevede la squalifica di “almeno un mese” per ogni tesserato coinvolto e nei casi particolarmente gravi - e qui ci sono due intere squadre che pur perfettamente al corrente di tutto danno l’assenso alla realizzazione dell’imbroglio -, l’aggiunta di una penalizzazione “di 1 o più punti in classifica”. Ora, squalifiche dei giocatori a parte, se calcoliamo 1 punto per ogni tesserato coinvolto arriviamo a 40 punti di penalizzazione (23 + 17): che sono già stati risparmiati alla Juventus con una decisione che grida vendetta. Per Chinè i giocatori furono pedine ignare nel gioco sporco della società. Come no. Soprattutto Chiellini, il capitano, laureato in Economia e Commercio e con laurea magistrale in Business Administration conseguita nel 2017 con 110 e lode. Solo per questo Chinè dovrebbe dare le dimissioni. SCUDETTO REVOCATO. Al termine della stagione della prima manovra stipendi, la 2019-20, quella con Sarri allenatore, la Juventus vinse lo scudetto. Ebbene, è un titolo che andrebbe revocato perchè l’illegalità dei comportamenti del club, come dice la Procura, “ha violato il principio contabile di competenza economica e, dunque, il principio di par condicio con le altre società di serie A dal punto di vista di equilibrio economico finanziario”. La Juventus ha giocato e vinto barando, questo è il concetto. E i giudici hanno in mano tutte le prove del gigantesco imbroglio. Lo avete letto da qualche parte, ne avete sentito parlare in qualche trasmissione tv? No vero? CAMPIONATI FALSATI. La Juventus ha vinto con Agnelli 9 scudetti consecutivi dal 2012 al 2020: ma sono molti i titoli che, carte della Procura alla mano, le andrebbero tolti. Nel fascicolo dedicato ai rapporti con gli agenti collusi ci sono le prove che la Juventus ha pagato tra il 2015 e il 2022 una quindicina di procuratori “in assenza di una reale attività di intermediazione” o “con un mandato fittizio non veritiero” allo scopo di portare a termine operazioni di mercato illegali come quelle di Spinazzola, Pellegrini e un’infinità di altre. Dal 2015 (alla Juve c’era ancora Marotta, se può interessare) significa 6 scudetti vinti agendo nell’illegalità più totale. Ma questo non è niente. Nella carte del filone “club amici” ci sono intercettazioni confessorie, lunghe e ripetute, di Cherubini e Paratici che svelano e ammettono l’esistenza di una “partnership decennale” intrattenuta dalla Juve con i cosiddetti club “succursali”, Sassuolo e Atalanta sopra tutti. Sono intercettazioni del 2021-22 e se torniamo indietro dieci anni arriviamo al 2012, l’anno del primo scudetto conquistato da Andrea Agnelli. La Juventus ha vinto insomma 9 scudetti consecutivi non solo facendo giochi di prestigio nei bilanci e cose turche con gli agenti dei giocatori, ma intessendo una rete di relazioni opache con una costellazione di club (anche stranieri) tra cui Atalanta, Sassuolo, Udinese, Sampdoria, Bologna e Cagliari che le rendevano la vita facile sia in campo che fuori e che si prestavano ad assecondarla in operazioni illegali con comportamenti scopertamente antisportivi. LA B UN REGALO. Sono, queste che vi ho detto, solo le più scottanti verità del vergognoso scandalo e dell’indecorosa truffa messi in piedi negli ultimi 12-13 anni dalla Juventus. Che John Elkann proponga ora di cancellare questa montagna di melma con una multa, anche salatissima, visto che con i soldi è abituato a comprare tutto, la dice lunga sul degrado dei personaggi e sul degrado del calcio italiano: che di fronte a tanta arroganza e pretesa di impunità se ne sta lì, con i politici, le istituzioni e i media in prima fila, a blandire, riverire, servire e soccorrere gli avvelenatori del pozzo. È davvero uno schifo: un club che dovrebbe essere radiato viene trattato coi guanti bianchi ed è addirittura vietato, pena la messa alla gogna, pronunciare la parola “Serie B”. Che sarebbe una grazia per chi da anni bara e tradisce la passione di milioni di amanti del calcio. Come si dice in questi casi: vergogniamoci per loro. P.S. Se l’articolo ti è piaciuto e ancora non conosci il mio profilo “Palla Avvelenata” su paoloziliani.substack.com vieni a dargli un’occhiata; e valuta la possibilità di abbonarti (6 euro l'abbonamento mensile, 60 quello annuale) per avere ogni giorno una lettura di qualità e un giornalismo libero e indipendente. “Palla Avvelenata” è un bestseller di Substack con abbonati in USA, Francia, Inghilterra e altri Paesi del mondo
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Sogno o son desto? In Turchia la nazionale azzurra si trasfigura e risveglia i ricordi di Euro 2021: Mancini indovina tutto e l’incubo dello sprofondo in Serie B ora è tutto di Montella Il c.t. azzurro cambia 8/11 della squadra colata a picco col Belgio ma lo fa con la bacchetta magica: primo tempo da sogno, gol segnati dopo azioni travolgenti, Kayode migliore in campo, Italia rinata Eravamo a un passo dal baratro, quello del precipizio che porta alla Serie B d’Europa, e delle due l’una: o ci finivamo dentro noi o a precipitarvi era la Turchia che si trovava nella nostra stessa (disperata) condizione. Ebbene, nonostante i presagi non fossero incoraggianti (sfida in casa dei turchi, lo shock del tracollo col Belgio non ancora smaltito, dieci azzurri lasciati a casa qualcuno anche punitivamente), a soccombere in questa roulette russa tra i due c.t. ex compagni di squadra ai tempi belli della Sampdoria, Montella e Mancini, è stato il primo, il c.t. della Turchia. E poichè il braccio di ferro tra i due amici-nemici è stato vinto dal c.t. azzurro di prepotenza, con veemenza e quasi con insolenza da un’Italia che dopo lo 0-2 col Belgio sarebbe stato lecito attendersi cauta, contratta e impaurita e invece abbiamo visto scendere in campo risoluta, sfrontata e persino sfacciata nel modo di porsi oltre che lucida e ispirata nella sue giocate, poichè - dicevo - tutto ciò non era affatto scontato, la prima cosa che è doveroso fare dopo Turchia-Italia 1-4 giocata a Bursa è rendere merito a Roberto Mancini: perchè l’Italia vista all’opera, specie nel primo tempo, con gli azzurri che sciamavano in gruppo verso la porta turca e andavano in gol, o ci andavano vicini, dopo fitte reti di passaggi di prima impossibili da intercettare per la contraerea nemica, sembravano quelli dell’estate 2021, gli azzurri sbocciati all’Europeo in Inghilterra e sbocciati al punto tale da vincerlo, quell’Europeo... P.S. L'articolo continua sul mio profilo “Palla Avvelenata” su Substack paoloziliani.substack.com Se sei stufo di leggere balle e ti va di avere un po’ di sana contro-informazione, valuta la possibilità di abbonarti: 6 euro l'abbonamento mensile, 60 quello annuale. "Palla Avvelenata" è un best seller di Substack e ha abbonati anche all'estero
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Che la sconfitta al pronti-via col Belgio fosse più grave del 2-0 rimediato e della pessima figura fatta in campo lo avevo scritto subito: significava un pericoloso avvicinamento alla Serie B europea con tutti gli svantaggi che un fatto del genere comporterebbe in vista del cammino verso l'Europeo 2028 e il Mondiale 2030. Era la cosa più importante da dire e da spiegare: oggi se ne sono accorti tutti. Come si dice in questi casi: benvenuti sulla terra.
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Malagò e Mancini parlavano di un’Italia che vuole rivincere il Mondiale; ma la verità è che se floppiamo con la Turchia ci ritroveremo con un piede e mezzo nella Serie B dei diseredati d’Europa Come ho raccontato dopo lo shock di Italia-Belgio 0-2, gli orizzonti della nazionale azzurra sono cupi: se cadiamo anche stasera a Bursa l’incubo di precipitare nel sottoscala del calcio europeo diventerà realtà e si aprirà ufficialmente l'era dell'Italia delle vacche magre Poichè passare da una Corea all’altra - dove per Corea s’intende una disfatta della nazionale azzurra: la madre di tutte fu, per l’appunto, Italia-Corea del Nord 0-1, mondiali del ‘66 in Inghiltera, gol di Pak do Ik, azzurri eliminati al girone, Middlesbrough -, poichè passare da una Corea all’altra, dicevo, sta diventando per noi una consolidata abitudine con Zenica (Bosnia-Italia 5-2 ai rigori) a chiudere nel marzo scorso una catena che da Middlesbrough ad oggi sta cominciando a farsi sinistramente lunga, la speranza è che i mammasantissima del Palazzo, e cioè Abodi, Malagò, Buongiorno e le mummie che li accompagnano nel loro sonno eterno siano andati questa mattina ad accendere un cero alla Madonna implorandola affinchè Bursa, città turca di 3 milioni di abitanti posta a sud del mar di Marmara, non si aggiunga alla lista delle località il cui ricordo per il calcio italiano rimarrà nefasto nei secoli. È infatti a Bursa, nello stadio Timsah Arena (43 mila posti a sedere) in cui gioca il Bursaspor che questa sera l’Italia di Mancini scenderà in campo per il secondo turno del girone eliminatorio di questo insulso e all’apparenza inutile torneo che risponde al nome di Nations League. Una competizione di cui non frega nulla a nessuno ma che, piaccia o no, una sua rilevanza ce l’ha: è infatti il torneo deputato a stabilire un ranking di merito tra le 54 nazionali del continente europeo (o meglio: tra le 53 più Israele) dividendole tra Serie A (16), Serie B (16), Serie C (16) e Serie D (6), suddivisione che al momento dei sorteggi per Europei e Mondiali gioca un ruolo non secondario privilegiando gli occupanti dei piani alti (leggi Serie A) dove è vivamente consigliato vivere e abitare. E sia chiaro: perdere a Bursa questa sera contro la Turchia non sarebbe in assoluto una Corea; l’Italia resterebbe a zero dopo due partite ma ne avrebbe ancora quattro - due con la Francia, una col Belgio e una con la Turchia - per cercare di recuperare il terreno perduto. In realtà, anche se i calcoli sulla carta lasciano il tempo che trovano, per l’Italia M&M (leggi Mancini & Malagò) una sconfitta questa sera a Bursa sarebbe potenzialmente distruttiva. Perchè... P.S. L'articolo continua sul mio profilo “Palla Avvelenata” su Substack paoloziliani.substack.com Se sei stufo di leggere balle e ti va di avere un po’ di sana contro-informazione, valuta la possibilità di abbonarti: 6 euro l'abbonamento mensile, 60 quello annuale. "Palla Avvelenata" è un best seller di Substack e ha abbonati anche all'estero
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Siamo alla vergogna totale: Massa e Di Bello in Inghilterra-Spagna concedono un rigore che in Serie A col “protocollo Orsato” è vietato. La conferma che il calcio made in Italy è fuorilegge Bellingham (52’) cade in area su contrasto di Rodri sotto gli occhi di Massa che fa proseguire. Ma il contatto c’è stato e Di Bello richiama Massa: che rivede l’azione e comanda il calcio di rigore. Sanno che in Europa il regolamento di Orsato non conta, conta quello del calcio Il campionato di Serie A 2026-27, cioè quello in corso, si sta svolgendo nella più aperta “irregolarità regolamentare” - in spregio al regolamento del gioco del calcio accantonato per far posto al regolamento ad personam del designatore Orsato - e andrebbe fermato, sospeso, invalidato. E adesso non è più un sospetto: è una certezza. A darcene la prova sono stati ieri proprio due arbitri italiani, Massa e Di Bello, designati dall’UEFA per dirigere la sfida Inghilterra-Spagna di Nations League: Massa arbitro in campo, Di Bello arbitro al VAR. Ebbene, sapete cosa è successo? È successo che al minuto 52, sul risultato di 2-1 per l’Inghilterra, Bellingham è caduto in area dopo un contrasto con Rodri: il tutto sotto gli occhi di Massa che come le immagini dimostrano è lì a due passi, vede tutto e decide che Rodri non ha commesso alcun fallo oppure che Bellingham è caduto a terra accentuando l’entità del contatto. Fosse successo nel campionato di Serie A, ligio alle direttive di Orsato l’addetto al VAR si sarebbe ben guardato dal richiamare l’arbitro alla revisione dell’azione: lo abbiamo visto innumerevoli volte nelle prime 5 giornate in cui in 50 partite c’è stata solo un’OFR (e per un fallo di mano non visto in Genoa-Frosinone), mai per cadute dopo contrasti in area come ad esempio l’intervento falloso di Alajbegovic su Keita in Juventus-Parma, sul risultato di 1-0, con rigore per il Parma non concesso dall’arbitro Fourneau e silenzio di tomba dell’addetto VAR Meraviglia, come per lo sgambetto di Dragusin a Monterisi in Fiorentina-Frosinone o come per la spinta di DeBruyne a Vazquez in Genoa-Napoli alla prima di campionato. Cos’è successo invece in Inghilterra-Spagna? È successo che Di Bello, l’arbitro al VAR, si è ricordato che in tutta Europa, anzi che in tutto il mondo si gioca con il regolamento del gioco del calcio e non con quello di Orsato; e poichè il contatto tra la tibia di Rodri e quella di Bellingham c’era stato e il regolamento invita espressamente il VAR a richiamare l’arbitro in caso di chiaro ed evidente errore, ecco che Di Bello rinsavisce di colpo, richiama Massa e lo invita all’On Field Review a bordo campo. Massa risponde obbedisco, va al monitor, vede la gamba di Rodri colpire la gamba di Bellingham e anche se l’inglese ci marcia un po’ lasciandosi cadere più che volentieri, facendo cioè ciò che Orsato odia e persegue di più, Massa non ha dubbi: poichè non siamo in Serie A dove vige la giurisdizione dello sceriffo di Schio ma in Europa, dove conta il regolamento, l’intervento di Rodri su Bellingham è da calcio di rigore. Dito puntato sul dischetto e tanti saluti al “protocollo Orsato” (che Massa e Di Bello, naturalmente, torneranno ad osservare fin dalla prossima giornata di campionato in barba al regolamento del gioco del calcio). Insomma, ormai l’avete capito tutti: siamo alle comiche. Anche se in realtà per chi ama il calcio e ha a cuore i valori della regolarità e della giustizia c’è ben poco da ridere: perchè Massa e Di Bello hanno confermato ieri, col loro operato in Inghilterra-Spagna, che quello che si gioca in Italia è un calcio fuorilegge, da selvaggio West, dove i banditi hanno licenza di fare quel che gli pare perchè allo sceriffo del villaggio, lo sceriffo Orsato, piace così. L’ho scritto prim’ancora che il campionato cominciasse, l’ho ripetuto a giochi aperti e lo ribadisco anche oggi: o qualcuno nel Palazzo interviene a mettere la camicia di forza al designatore Orsato dando ordine che si ritorni all’uso e al rispetto del regolamento del gioco del calcio valido in tutto il mondo, oppure il calcio italiano - che già non è messo bene - finirà alla gogna del mondo intero come il calcio dei fuorilegge. Fermate Orsato. Nel vecchio West si sarebbe detto: Wanted dead or alive. P.S. Se l’articolo ti è piaciuto e ancora non conosci il mio profilo “Palla Avvelenata” su paoloziliani.substack.com vieni a dargli un’occhiata; e valuta la possibilità di abbonarti (6 euro l'abbonamento mensile, 60 quello annuale) per avere ogni giorno una lettura di qualità e un giornalismo libero e indipendente. “Palla Avvelenata” è un bestseller di Substack con abbonati in USA, Francia, Inghilterra e altri Paesi del mondo
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“Se condanneranno il City, birra gratis per tutti: offro io”. Lo ha detto Klopp, ex allenatore del Liverpool. Ai tempi dello scandalo Prisma e del patteggiamento FIGC-Juventus avete mai sentito nulla del genere? In Inghilterra tutti i club di Premier e la stessa Premier si sono schierati contro chi per anni ha giocato e vinto imbrogliando. In Italia invece c'è stato il perdono del Palazzo, il silenzio dei rivali sistematicamente danneggiati, l'omertà dei media ULTIMA ORA: i club della Premier League stanno predisponendo azioni legali di richiesta risarcimento danni dopo che il Manchester City è stato giudicato colpevole dalla Commissione d’indagine indipendente della Premier per 114 delle 115 violazioni delle regole finanziarie del calcio inglese dal 2009 al 2018. L’avevo scritto due anni fa a processo Manchester City appena iniziato, lo riscrivo adesso a procedimento appena concluso: La Settimana Enigmistica, nella sua rubrica “Aguzzate la vista”, scriverebbe: queste due storie si differenziano per alcuni piccoli particolari. Indovinate quali. INGHILTERRA 1. Nel novembre 2018 il quotidiano tedesco Der Spiegel pubblica in esclusiva documenti finanziari riservati del Manchester City che dimostrano clamorose e reiterate violazioni, da parte del club, delle norme che regolano il Fair Play Finanziario UEFA e le norme finanziarie della Premier League inglese, violazioni avvenute in un periodo di nove stagioni dal 2009-2010 al 2017-18. ITALIA 1. Nel novembre 2022 la Procura di Torino scoperchia le carte dell’Inchiesta Prisma condotta sui bilanci della Juventus, documenti che fin dal giorno del loro primo apparire svelano gli illeciti finanziari (oltre che sportivi) commessi per anni dal club bianconero e che determinano la caduta dell’intero CdA presieduto da Andrea Agnelli, il presidente con cui la Juventus aveva vinto 9 scudetti consecutivi dal 2012 al 2020. INGHILTERRA 2. Dopo lo scoop di Der Spiegel il Manchester City respinge con fermezza le accuse formulate a suo carico che riguardano 115 violazioni. Sulla base delle evidenze emerse, tuttavia, l’UEFA nel 2020 esclude per due stagioni il club dalle coppe; una squalifica che il TAS di Losanna, cui il City si appella, annulla perchè le violazioni emerse nell’inchiesta di Der Spiegel sono da ritenere prescritte o non sono, a detta del TAS, completamente provate. ITALIA 2. Dopo lo scoppio dello scandalo “Inchiesta Prisma” la Juventus respinge le accuse formulate a suo carico... P.S. L'articolo continua sul mio profilo “Palla Avvelenata” su Substack paoloziliani.substack.com Se sei stufo di leggere balle e ti va di avere un po’ di sana contro-informazione, valuta la possibilità di abbonarti: 6 euro l'abbonamento mensile, 60 quello annuale. "Palla Avvelenata" è un best seller di Substack e ha abbonati anche all'estero
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