Avvocato di cause perse (nella mia testa). In pensione dal Diritto Creativo. “Se non è rispettata la giustizia, che cosa sono gli Stati se non bande di ladri?”

Roma, Lazio
C’è chi fa politica per vincere le elezioni e chi la fa per cambiare la vita delle persone. Di fronte allo stop imposto dalle opposizioni al suo pacchetto sul diritto all’abitare e con una marea umana di quasi due milioni di manifestanti inferociti scesi nelle piazze iberiche, per Pedro Sánchez sarebbe stato un gioco da ragazzi imbastire due mesi di comizi vittimistici, puntare il dito contro gli avversari e raccogliere consensi facili sulla rabbia popolare. Ha preferito l'azione alla propaganda. Invece di piangersi addosso, ha impartito una magistrale lezione di pragmatismo istituzionale: sapendo che nell'emiciclo ordinario i numeri gli erano avversi, ha sfruttato lo scioglimento delle Camere per far transitare i provvedimenti d’urgenza attraverso l’organo parlamentare di garanzia previsto nei periodi elettorali. Con le destre convinte di averlo all'angolo, il premier spagnolo ha rimesso mano ai decreti in Consiglio e li ha blindati in quella commissione ristretta, strappando il via libera sul filo di lana con un tiratissimo 35 a 34. Una mossa da grande scacchista che ha convertito un fallimento annunciato in uno scudo sociale concreto: blocco delle esecuzioni di sfratto fino al 2030, agevolazioni fiscali per i redditi bassi, finanziamenti a fondo agevolato per gli under 35, stretta durissima sulla speculazione immobiliare e prelievo fiscale sui circuiti turistici. Un impegno totale preso per proteggere gli inquilini stritolati dall'inflazione e salvare la dignità di chi, come quell'anziana di quasi novant'anni, rischiava di essere cacciata via di casa in barella. Questo vuol dire essere statisti: mettere la tutela dei deboli prima delle convenienze di partito. E qui da noi? Il confronto è semplicemente impietoso e umiliante. Mentre a Madrid un leader rischia il proprio capitale politico pur di non lasciare le famiglie sul lastrico, a Roma ci ritroviamo ostaggio di un governo di nani politici senza vergogna, maestri unicamente nel rimangiarsi la parola data. Dopo anni di passerelle televisive e promesse sbandierate sul taglio immediato delle accise sui carburanti, al primo rincaro hanno voltato le spalle a milioni di lavoratori, rimangiandosi ogni impegno sulle accise mobili e continuando cinicamente a incassare il fiume di miliardi dell'extragettito IVA per tappare i buchi di bilancio. Una totale bancarotta morale: forti e spavaldi in campagna elettorale, proni e vigliacchi nell'ora dei fatti, capaci solo di far cassa sulla disperazione dei propri cittadini mentre all'estero chi governa si batte davvero fino all'ultimo voto per difenderli. 😓 it.euronews.com/2026/10/07/s…
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Devo fare una rettifica Bisogna fare una precisazione doverosa rispetto a quanto circolato: la partita in Spagna non si è affatto chiusa con una vittoria già a referto per 35 a 34. Quell'esito non è una votazione già avvenuta, ma solo la stima aritmetica sui seggi della Diputación Permanente, l'organo costituzionale che deve ancora riunirsi e dove i decreti sulla casa rischiano seriamente di essere respinti di nuovo. Quella di Pedro Sánchez, con le Camere sciolte e il voto alle porte, è un'azzardata mossa tattica da piena campagna elettorale, non un trionfo scacchistico già incassato.
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C'è una sottile ma insormontabile differenza tra l'analisi politica e la propaganda da discount, e si palesa in tutta la sua evidenza quando si tenta di liquidare un intero ecosistema macroeconomico con il font giallo a caratteri cubitali di un talk show serale. Gridare ai quattro venti che "la sinistra, ovunque governa, fallisce", prendendo a pretesto le complesse e fisiologiche dinamiche di un sistema parlamentare frammentato come quello iberico, non è solo una ginnastica retorica malriuscita, ma un boomerang che si schianta frontalmente contro il muro dei dati reali. Fratelli d'Italia e i commentatori a reti unificate pontificano di un'eredità fatta di "salari medi più bassi" e "immigrazione fuori controllo", omettendo chirurgicamente di ricordare che la Spagna di Sánchez è certificata dagli organismi internazionali come l'indiscussa locomotiva economica della zona euro, capace di viaggiare a ritmi di crescita del PIL che doppiano le asfittiche medie continentali. Parlano di disastro sociale nascondendo sotto il tappeto i continui e strutturali aumenti del Salario Minimo Interprofessionale spagnolo, innalzato per legge per ridare ossigeno ai consumi e dignità ai lavoratori in un Paese dove, a differenza dell'Italia, uno scudo contro il lavoro povero esiste davvero. Ancora più formidabile è il cortocircuito logico sull'emergenza abitativa: si punta il dito contro i "prezzi delle case alle stelle" sperando che il pubblico ignori che la crisi governativa si è consumata esattamente perché l'esecutivo progressista tentava di far approvare misure d'urgenza contro il caro-affitti. Riforme che sono state cinicamente affossate in Parlamento proprio dai voti di quella stessa destra (Partido Popular e Vox) che oggi, con un tempismo a dir poco sfacciato, si lamenta sui social e in televisione del problema che ha deliberatamente impedito di risolvere. L'immigrazione, infine, viene agitata come spauracchio per nascondere che proprio l'assorbimento di nuova forza lavoro ha permesso alla Spagna di espandere la propria base attiva in misura nettamente superiore all'Eurozona, sostenendo il welfare state con un vigore demografico che dalle nostre parti è pura fantascienza. Ma in fondo, da un punto di vista umano, bisogna anche comprenderli: ci vuole una dose di sprezzo del ridicolo a dir poco titanica per guidare una nazione che festeggia gli zero-virgola di crescita, guardare la locomotiva d'Europa che ti sfreccia accanto e sbracciarsi paonazzi per urlare "Guardate, stanno fallendo!". D'altronde, quando non si è in grado di alzare i salari reali o le prospettive dei propri cittadini, l'unica cosa che resta da alzare è il corpo del testo nei tweet. Scusate lo sfogo !!!
Cade il governo Sánchez e crolla il mito della sinistra italiana. La sua eredità? Salari medi più bassi, prezzi delle case alle stelle e immigrazione fuori controllo. Per il PD è un riferimento a cui ispirarsi, per noi una deriva da scongiurare.
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L'articolo tocca un nervo scoperto delle socialdemocrazie moderne, evidenziando il fragile e irrisolto equilibrio tra la pura riaffermazione identitaria e la vocazione maggioritaria. Il "predicare al coro" di Elly Schlein – quello Schlein pride che alza la voce davanti alla Direzione per rispondere al clima molliccio e alle pressioni interne – è un istinto di sopravvivenza politico comprensibile, ma rischia di trasformare il partito in un fortino isolato. Questa logica difensiva unisce tutti i nodi irrisolti della coalizione in un unico cortocircuito. Da una parte emerge la pericolosa ambiguità tattica in politica estera: il continuo barcamenarsi sul sostegno all'Ucraina, nel tentativo di non irritare né le anime pacifiste interne né i 5 Stelle, mina l'affidabilità internazionale necessaria a una forza che ambisce a Palazzo Chigi. Dall'altra, questa chiusura si riflette nell'assenza di una proposta politica autonoma. Come fa notare lucidamente Recalcati, mobilitare la piazza con il solo catalogo delle colpe del governo Meloni crea un comodo "partito contro", ma lascia un vuoto pneumatico sul "partito per", ovvero su una chiara visione del Paese. In mezzo a tutto questo si consuma la logorante guerra di trincea per l'egemonia a sinistra con Giuseppe Conte. L'avvertimento "uno non vale uno" serve a Schlein per marcare il territorio, ma chiudendosi a riccio e derubricando il dissenso dei riformisti a fastidio tollerato, il rischio è che l'elettorato moderato – costretto a scegliere tra due diverse sfumature di populismo – decida semplicemente di disertare le urne. Aver rimesso in moto la macchina organizzativa e i bilanci del partito è un merito reale della gestione Schlein, ma la vera prova di forza non è strappare gli applausi dentro il bunker, è convincere chi ne è rimasto fuori. 👉 E qui la palla passa a voi: secondo voi, per tornare a vincere, il centrosinistra di oggi ha più bisogno di ritrovare un'identità radicale e barricadera (anche a costo di perdere l'ala moderata e sfidare i 5 Stelle sul loro stesso terreno), oppure deve sacrificare un po' di purezza ideologica per costruire un "partito pigliatutto", con una proposta di governo che vada oltre il semplice anti-melonismo? Fermatevi un attimo a pensarci: si vince sui princìpi assoluti o sui compromessi concreti? Sono davvero curioso di sapere come la pensate! linkiesta.it/2026/10/schlein…
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Ho la sensazione che l'esigenza espressa dal Ministro della Difesa Guido Crosetto di accelerare le procedure per la realizzazione di infrastrutture militari e rifugi blindati rifletta, in realtà, una preoccupante normalizzazione dello stato di emergenza. Questo approccio mi fa sorgere interrogativi critici non solo sugli scenari geopolitici a cui il Paese si sta silenziosamente preparando, ma anche sui rischi concreti di un pericoloso accentramento dei poteri decisionali, a tutto scapito delle tutele democratiche e dello Stato di diritto. A mio avviso, la richiesta di scavalcare la burocrazia ordinaria, le norme ambientali e i passaggi istituzionali standard in nome della "sicurezza nazionale" rischia di creare un precedente allarmante. Quando le decisioni strategiche sulla difesa e sulla gestione delle crisi vengono concentrate nelle mani di pochi o, peggio, di un'unica figura politica attraverso corsie preferenziali e decreti d'urgenza, quello che si indebolisce davvero è il principio fondamentale del controllo parlamentare e della trasparenza democratica. Dietro la narrazione dell'urgenza e l'evocazione quasi ossessiva di scenari da "bunker", ho l'impressione che si nasconda il rischio concreto di legittimare una gestione autoritaria della cosa pubblica, trasformando la perenne eccezionalità nella nostra nuova normalità.   agenzianova.com/a/6abe4f18ce…
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Il voto imminente al Parlamento europeo sulla direttiva anticorruzione rappresenta un duro colpo politico alla linea del governo Meloni e del Guardasigilli Carlo Nordio, isolando l'Italia rispetto a gran parte degli standard continentali. L'abrogazione del reato di abuso d'ufficio colloca l'Italia in netto controtendenza rispetto a ben 25 Stati membri dell'Unione Europea su 27, che continuano a prevedere sanzioni penali per le violazioni di legge nella pubblica amministrazione. Resta l'ironia di un esecutivo che sbandiera la sicurezza e la tutela dei cittadini, salvo poi garantire l'unica vera tranquillità a cui teneva: quella dei colletti bianchi liberi di gestire il potere senza il fastidio di un processo.🤦‍♂️ zazoom.it/2026-10-01/gli-sta…
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Il cortocircuito ideologico della Lega a Palazzo Lascaris rasenta ormai livelli di comicità pura, regalandoci una delle pagine più grottescamente esilaranti della politica piemontese recente. Siamo partiti trent’anni fa con il mito duro e puro del Cota mai, l'epopea di Alberto da Giussano, i riti pagani sul Monviso con l'ampolla d'acqua del dio Po, e i cori celtici contro il centralismo romano. Il tutto per ripudiare fermamente lo Stato centrale e, storicamente, proprio quella dinastia che l'Italia l'ha unificata centralizzando il potere.   Arriviamo a oggi e i punti si uniscono da soli in un disegno bizzarro. Troviamo una consigliera regionale del carroccio che, per difendere il collega di coalizione travestito da perfetto cosplayer medievale con tanto di tunica rossa d'ordinanza, si lancia in un nostalgico e accorato "Avanti Savoia!" in piena aula. Passare dal cappio sventolato in Parlamento al baciamano virtuale a Emanuele Filiberto per difendere una medaglietta e un titolo cavalleresco privato è un triplo salto mortale ideologico che meriterebbe un premio alla memoria a breve termine.   La confusione sotto il cielo della Lega è totale e bellissima. Prima si gridava a Roma ladrona e alla Padania libera dai palazzi dei vecchi regnanti, mentre ora ci si ritrova tutti in ginocchio a difendere i fasti dei vecchi monarchi sabaudi, perché rappresentano la storia. Vedere fior fior di rappresentanti istituzionali, pagati profumatamente con i soldi dei contribuenti, perdere le giornate a scannarsi su mantelli rossi, re in esilio e investiture cavalleresche fa quasi simpatia. Se non fosse che, mentre a Palazzo Lascaris si gioca a Risiko in versione ottocentesca e si grida al complotto o al tradimento della patria, i problemi reali dei cittadini piemontesi restano, quelli sì, fermi al Medioevo. Avanti Savoia, dunque, ma verso il prossimo siparietto comico.   torinotoday.it/politica/avan…
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In un mondo che troppo spesso sembra correre dietro solo a cattiverie, polemiche e notizie drammatiche, c’è una storia che arriva da Genova e che riaccende la speranza, ricordandoci la bellezza e la grandezza di cui è capace l’essere umano. È la storia di una bambina di soli 5 anni che, a causa di un gravissimo incidente stradale, ha rischiato non solo di rimanere paralizzata, ma di perdere la vita. Una frattura cervicale instabile e una lesione al midollo che, nel giro di poche ore, le avevano tolto l'uso delle braccia e delle gambe. Ma in questo scenario drammatico è entrata in gioco la straordinaria eccellenza della nostra medicina. I medici dell’Istituto Gaslini e del Policlinico San Martino di Genova hanno fatto un vero e proprio miracolo di scienza, dedizione e coordinamento. Hanno protetto quel midollo così fragile, l'hanno stabilizzata con un halo cervicale, le hanno fatto fare quindici sedute di ossigenoterapia iperbarica con trasferimenti delicatissimi e, infine, l'hanno operata bloccando la colonna con innesti ossei fino alla base del cranio. Oggi, dopo mesi di terapie e una riabilitazione intensiva, quella bambina torna a casa. E ci torna camminando sulle sue gambe. 👣❤️ Questa non è solo una notizia di cronaca medica. È la dimostrazione che quando le competenze più alte si uniscono alla cura più profonda e al lavoro di squadra, l'impossibile diventa realtà. Dietro a questo successo ci sono neurochirurghi, ortopedici, rianimatori, fisiatri e terapisti che hanno lottato ogni giorno per restituire a questa piccola il suo futuro. Condivido questa storia perché abbiamo un disperato bisogno di ricordarci che esiste il bene, che esistono professionisti straordinari che salvano vite in silenzio e che c’è sempre un motivo per sperare. Un pensiero immenso a questa piccola guerriera e a chi l'ha riportata alla vita. 🕊️✨ mondosanita.it/news/salute/1…
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Ha perfettamente ragione il Ministro: in fondo si tratta solo di una sentenza di primo grado, arrivata dopo appena un decennio di indagini ostacolate, finti delitti passionali e testimoni chiave misteriosamente assassinati dal regime. Perché correre a giudicare Il Cairo? Diamogli altri trent'anni di tempo per dimostrare la loro indiscutibile trasparenza. Con questo equilibrismo geopolitico, Tajani ha ufficialmente superato Lollobrigida: le stazioni ferroviarie fermate a richiesta e la 'sostituzione etnica' impallidiscono di fronte a una simile inversione a U della realtà. C'è un nuovo campione in carica.🏆🤦‍♂️ ildubbio.news/news/politica/…
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A leggere questa notizia mi è scesa la lacrimuccia... Manca solo il crocifisso dell'altare maggiore che dice: 'Don Camillo, hai sbagliato parcheggio, ma Peppone esagera con la multa!'. Cambiano i tempi, l'euro ha sostituito le lire, ma Barbianello ci dimostra che il 'Mondo Piccolo' di Guareschi è più vivo che mai. Sindaco e Parroco che si rincorrono a colpi di verbali e tribunali... Che meraviglia! Quasi quasi mi aspetto di vedere sbucare una bicicletta e un pugno volante da un momento all'altro. In un mondo che corre troppo veloce, per fortuna ci sono ancora i nostri paesi a ricordarci chi siamo e da dove veniamo.🥲    tgcom24.mediaset.it/cronaca/…
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Alè mazzette, Cartier e turni da 20 ore: l’ennesima inchiesta sui lavori dell’Alta Velocità Napoli-Bari – un’opera da 5,8 miliardi di euro finanziata anche dal PNRR – ci sbatte in faccia il fallimento e l'immobilismo della nostra politica. Non parliamo solo di regalie o orologi scambiati per pilotare i subappalti, ma di 34 operai costretti a turni massacranti di 20 ore nel cantiere di Grottaminarda. Questo è caporalato vero e proprio, tollerato all'ombra delle grandi infrastrutture di Stato. La vera stortura sistemica sta nel fatto che la politica corre a sbandierare i miliardi stanziati per incassare consenso elettorale, ma rimane totalmente immobile quando si tratta di aggiornare e blindare i meccanismi di controllo. Quando l'opera viene parcellizzata in mille rivoli di subappalti e micro-aziende, si crea una terra di nessuno dove l'assenza di monitoraggio digitale e la carenza di ispettori lasciano spazio a corruzione e sfruttamento. La soluzione non sono gli slogan giustizialisti, ma passaggi costruttivi e immediati: serve una tracciabilità digitale totale di tutta la filiera dei subappalti, l'introduzione di un badge elettronico unico per i lavoratori che blocchi il cantiere se si superano i turni di legge incrociando i dati con l'INPS, e una responsabilità solidale oggettiva per cui le grandi imprese capofila perdono la concessione se l'ultimo anello della catena sfrutta la manodopera. Finché la politica guarderà ai cantieri solo come a passerelle elettorali, continueremo a pagare le infrastrutture con i soldi dei contribuenti e il sangue dei lavoratori. Voi cosa ne pensate? È accettabile che un'opera finanziata dal PNRR presenti ancora queste spaventose falle nei controlli, o credete che il sistema dei subappalti in Italia sia ormai strutturalmente impossibile da bonificare?   baritoday.it/cronaca/corruzi…
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Sapete qual è la cosa stupenda dell'Italia? Che puoi cambiare i governi, le promesse e pure le Repubbliche, ma alla fine l'unico vero "ascensore sociale" blindato rimane quello con l'autista. Per anni ci hanno fatto la morale su tutti i palchi: c'era chi giurava di vendere le auto blu su eBay, chi prometteva di prendere solo l'autobus e chi garantiva di consumare le suole delle scarpe tra la gente. Poi vai a fare due conti sui numeri reali e scopri che sulle nostre strade circolano la bellezza di 31.181 auto di servizio. A Palazzo Chigi, nel giro di tre anni, sono passati da 17 a 22; al Ministero delle Infrastrutture il salto è da record, da 58 a 83 macchine. Ma il capolavoro assoluto, quello per cui bisognerebbe alzarsi in piedi e applaudire a scena aperta, sono le Province: enti teoricamente svuotati e mezzi aboliti da anni, che però riescono nel miracolo di far lievitare il loro parco auto da 968 a 1.231 (con Brescia che da sola passa da 22 a 69 vetture). Insomma, i soldi per tappare le voragini sull'asfalto non li trovano mai, ma hanno risolto brillantemente il problema alla radice: si sono comprati tutti le sospensioni nuove coi soldi nostri. editorialedomani.it/politica…
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Un aspetto da non sottovalutare, l'articolo mette in luce il vero paradosso dell'infortunio in itinere: una tutela solida e fondamentale che rischia costantemente di sbriciolarsi di fronte alla rigidità burocratica e all'imprevedibilità del quotidiano. Non basta subire un danno tra casa e lavoro per essere protetti; per non perdere l'indennizzo Inail, il lavoratore è costretto a dimostrare una condotta quasi meccanica, attestando l'assoluta linearità del percorso, la stretta necessità del mezzo privato e garantendo tempistiche di comunicazione impeccabili già dal momento dell'accettazione al Pronto Soccorso. In sostanza, il sistema normativo fatica a tollerare la normale "vita reale" — fatta di deviazioni improvvise, imprevisti logistici o banali necessità personali — trasformando il sacrosanto diritto al risarcimento in un percorso a ostacoli dove la minima ingenuità si paga a caro prezzo. omniarisarcimenti.it/inciden…
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Eletta con i Socialisti, approdata nei liberali di Renew e ora in fiduciosa attesa del soccorso dei Popolari. L'onorevole Picierno sta collezionando i gruppi parlamentari europei con la stessa grazia con cui si scelgono i macaron in una boutique francese. Più che trasformismo, la sua è una vera e propria avanguardia di 'fluidità istituzionale': superare le vecchie etichette ideologiche in nome di un bene superiore. La propria vice-presidenza, s'intende.😉 ilfattoquotidiano.it/in-edic…
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Assumere Ulisse come "uomo di riferimento" perché "lascia la sua terra e la sua famiglia per andare a proteggere la patria", come si legge nelle dichiarazioni riportate è un capolavoro di revisionismo mitologico.  Nella vera epica omerica, Ulisse si finse letteralmente pazzo – mettendosi ad arare la sabbia e seminarvi del sale – proprio pur di non partire per la guerra e non dover lasciare la sua famiglia. Inoltre, la guerra di Troia non era affatto una missione per "proteggere la patria", ma una spedizione punitiva oltremare scatenata dalle corna del re di Sparta, Menelao. Per completare il ritratto di questo eroe del "patriarcato mediterraneo", nei vent'anni in cui è stato lontano da casa, Ulisse si è intrattenuto ampiamente con la maga Circe e la ninfa Calipso, mentre Penelope doveva gestire da sola un regno invaso dai Proci che le prosciugavano le dispense.  Se l'intento era esaltare il senso del dovere patriottico e familiare, scegliere il re di Itaca è un autogol omerico da vera standing ovation. Fenomeni ne abbiamo davvero 🤣🤣 kulturjam.it/costume-e-socie…
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Siamo il Paese delle armi di distrazione di massa e dei dibattiti di plastica. Ci accapigliamo sul velo, tremiamo per l'apocalisse degli Euro 5, ci indigniamo per il volo di Stato prestato all'alta moda e, naturalmente, ci dividiamo in curve da stadio perché l'aeroporto di Malpensa da oggi si chiama Silvio Berlusconi. Tutto bellissimo, tutto estremamente coreografico, perfetto per riempire i salotti televisivi. Ma mentre il Paese guarda il dito che indica l'insegna dell'aeroporto, il governo ci sfila placidamente il portafoglio dalla tasca. Domani, 26 settembre, arriva il vero e tangibile "regalo" per il weekend degli italiani: la stangata sul diesel. Nessun dibattito filosofico, nessuna ideologia, solo la dura e fredda realtà che colpisce chi si sposta per lavorare. L'ultimo decreto del governo certifica una progressiva e inesorabile ritirata dello Stato sul fronte dei rincari. Se dal 18 al 25 settembre avevamo un taglio delle accise sul gasolio già ridotto a 12,2 centesimi (dai 17 originari), da domani il misero sconto viene letteralmente dimezzato a 6,1 centesimi. Tradotto in vita reale, come fa notare il Codacons, significa che un pieno arriverà a costare 3 euro in più. L'accisa, inesorabile, risale a 622,90 euro per mille litri, riavvicinandosi minacciosamente a quella "standard" di 672,90. E qui la farsa raggiunge vette di puro genio istituzionale: per affrontare questa emergenza, l'esecutivo ha pensato bene di convocare i colossi del petrolio. Quando? L'8 ottobre. A giochi fatti, a sconti quasi azzerati, a portafogli già svuotati. È il capolavoro della burocrazia che chiude la stalla quando i buoi non solo sono scappati, ma hanno già fatto il pieno a oltre 2 euro al litro. Come sottolinea in modo chirurgico Massimiliano Dona dell'Unione Nazionale Consumatori, siamo di fronte a una politica economica sballata e priva di logica. Per mesi ci hanno propinato la favola delle casse statali vuote, la scusa perfetta per non intervenire strutturalmente sulla benzina e per partorire il "solito topolino", lasciando che il gasolio sfondasse quota 2,3 euro. Poi, con un'incoerenza da manuale, si trovano magicamente le risorse per abolire (seppur parzialmente) il bollo auto fino a 80 kW, scaricando peraltro l'ammanco sulle Regioni. È un Robin Hood al contrario: si lancia una manciatina elettorale eliminando una tassa patrimoniale, mentre si continua a massacrare chi l'auto è costretto a usarla ogni giorno. Si calpesta il criterio di progressività garantito dall'articolo 53 della Costituzione in nome di un principio brutale: più viaggi per lavorare, più ti stango. Insomma, possiamo consolarci. Magari atterreremo in un aeroporto intitolato a Berlusconi, discuteremo di alta moda e ci sentiremo meno ambientalisti sbloccando gli Euro 5. Ma per tornare a casa dovremo spingere l'auto a braccia per non finire in bancarotta. Benvenuti in Italia, dove lo spettacolo è gratis, ma il biglietto lo paghi al distributore. 🎭🎡🎪🎢⛽️ amp.today.it/economia/prezzo…
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È il classico gioco delle tre carte a cui la politica ci ha tristemente abituati. Quando c'è da trovare coperture per i grandi gruppi editoriali – che guarda caso sono gli stessi che dettano l'agenda dell'informazione e raccontano l'operato del governo – le soluzioni spuntano sempre in tempi record. La giustificazione dei "fondi non spesi" è forse l'aspetto più amaro dell'intera vicenda: se l'INPS non è riuscita a spendere quelle risorse, un Paese civile si interroga sul perché e le reinveste immediatamente per snellire le liste d'attesa infinite di chi aspetta mesi (o anni) per un accertamento di invalidità, non le usa certo come bancomat per pagare gli scivoli pensionistici dei giornali e scaricare il costo del lavoro sulla collettività. La domanda che vi faccio a questo punto è una sola: secondo voi, un esecutivo che sceglie di finanziare le ristrutturazioni aziendali della stampa prelevando i soldi dal cassetto della disabilità, lo fa per garantirsi un'informazione più "morbida" e compiacente, oppure è semplicemente lo specchio di una politica che ha perso di vista qualsiasi priorità sociale reale? superando.it/2026/09/23/inac…
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La tragedia di Andrea Moretti, morto a soli 22 anni precipitando in un cantiere del Ministero della Cultura al Colosseo, è l'ennesima ferita che smaschera l'ipocrisia del sistema italiano sulla sicurezza sul lavoro. Sebbene i dati ufficiali del 2026 non registrino un nuovo record assoluto — con circa 600 vittime nei primi sette mesi, in linea con la cronica e inaccettabile media di quasi tre morti al giorno —, l'assenza di un picco statistico non assolve in alcun modo lo Stato dalle sue responsabilità. A fronte di un governo che rivendica interventi normativi, come l'introduzione della patente a crediti e l'aumento teorico degli ispettori, la realtà quotidiana dei cantieri racconta di un immobilismo fatale: i controlli fisici sono carenti perché il personale ispettivo è spesso assorbito dalla burocrazia d'ufficio, mentre le maglie larghe sui subappalti a cascata continuano a spingere le aziende a comprimere tempi e costi, tagliando inevitabilmente sulla sicurezza. Morire di notte nel monumento più sorvegliato d'Italia, lavorando in subappalto per lo Stato, è la prova drammatica che l'attuale sistema di tutela è puramente formale: le regole esistono sulla carta, ma finché si continuerà a premiare il ribasso economico a discapito della prevenzione sul campo, le istituzioni si limiteranno a esprimere cordoglio a tragedia avvenuta, fallendo nel compito primario di proteggere la vita delle persone. ansa.it/amp/sito/notizie/cro…
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Tutti fenomeni a lanciare proclami su burqa e tetto agli stranieri per fare rumore, ma quando c'è da rispondere sul diesel a 2,60 euro fai la battutina e scappi via. Il solito fumo negli occhi per non ammettere che sui problemi veri del portafoglio non avete mezza soluzione.🤦‍♂️ zazoom.it/2026-09-22/diesel-…
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