L’ex vicepresidente del Parlamento israeliano, Moshe Feiglin, sostiene che la morale ebraica imponga di “spazzare via” Gaza, annettere la Cisgiordania occupata e cacciare il popolo palestinese dalle loro terre.
Alla domanda: «È un punto di vista ebraico voler spazzare via tutta Gaza e annettere la Cisgiordania?», Feiglin risponde senza esitazioni: «Al cento per cento».
E NON si ferma lì. Per Feiglin, tutti i palestinesi di Gaza - compresi i bambini appena nati - sarebbero “il nemico”, non soltanto Hamas.
«Ogni bambino, ogni neonato a Gaza è un nemico», ha dichiarato esplicitamente lo scorso anno. «Il nemico non è Hamas».
Condannare questo incitamento allo sterminio, denunciare chi predica l’espulsione collettiva, la pulizia etnica, la distruzione di una popolazione e la disumanizzazione dei bambini, NON è antisemitismo. È il minimo dovere morale di chi rifiuta il genocidio coloniale e le barbarie e la carneficina in corso contro i civili.
Eppure, i propagandisti filo genocidio israeliano e sostenitori dell’impunità, cercano di rovesciare la realtà: pretendono di presentarci come “vittime” coloro che hanno ucciso Hind Rajab sotto una pioggia di proiettili - 335 - mentre dipingono come “estremisti” gli umanisti, i medici, i giuristi e tutti coloro che chiedono semplicemente una cosa: fermare il massacro, proteggere i bambini, porre fine al genocidio.
Non si può accettare questa inversione morale.
Non si può normalizzare la propaganda israeliana che definisce “nemico” un neonato.
Chris Menahan 🇺🇸