22 SETTEMBRE
NONO GIORNO DELLA NOVENA
«Io resto alla porta del Paradiso; vi entro quando ho visto entrare l'ultimo dei miei figli».
San Pio da Pietrelcina
Fratelli, sorelle, benvenuti. Benvenuti tutti, quelli che sono qui dal primo giorno e quelli che arrivano adesso per la prima volta.
Siamo arrivati alla fine. Dieci giorni fa siamo partiti ai piedi della Croce, nel giorno dell'Esaltazione, e stasera arriviamo alla porta del Cielo.
E adesso facciamoci il segno della croce, lentamente, come se fosse la prima volta.
Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
Ieri abbiamo ricordato la sua ultima giornata. La Messa delle cinque del mattino, il collasso sull'altare, quel «figli miei, figli miei» mentre lo portavano via. E la sera, alle sei, la benedizione dalla finestra della cella, sopra il prato dove i suoi figli cantavano e pregavano.
Pensateci, fratelli miei. Più o meno a quest'ora. Lui dava sempre la benedizione a quell'ora, da quella finestra. E stasera, alla stessa ora, siamo qui noi, centinaia di figli collegati da ogni parte, e gli chiediamo di affacciarsi ancora una volta.
Ma stasera entriamo nella notte. Nell'ultima notte.
Poco dopo le nove di sera padre Pellegrino prende il posto di un confratello accanto a lui. Dopo un po' si allontana, ma Padre Pio lo richiama con il citofono. Lo trova a letto, sul fianco destro. Gli chiede che ora è. E dagli occhi gli scendono lacrime silenziose.
Fino a mezzanotte lo richiama cinque o sei volte. Non chiede niente. Vuole solo qualcuno vicino.
Anime care che la notte non dormite, che la notte piangete da sole, guardate. Anche il santo delle stimmate, l'ultima notte, aveva bisogno di una mano da tenere. Non vergognatevi mai della vostra paura.
Poi vuole confessarsi. Lui, che aveva confessato milioni di persone, chiede di essere confessato. E al frate dice di chiedere perdono ai confratelli per tutti i fastidi che aveva dato, e di chiedere a tutti una preghiera per la sua anima.
Padre Pellegrino gli chiede allora un'ultima benedizione per i confratelli, per i figli spirituali, per i malati.
E lui risponde che sì, li benedice tutti.
Tutti, fratelli. Quella notte, in quella benedizione, c'eravate anche voi. C'eravamo anche noi, che non eravamo ancora nati. Lui benediceva i suoi figli, e i suoi figli siamo noi.
Poi rinnova la sua professione religiosa, i voti fatti da ragazzo a Morcone. Povertà, castità, obbedienza, un'ultima volta.
All'una chiede di alzarsi dal letto, dice che non respira bene. Vuole la sedia. Era l'ora in cui da cinquant'anni si alzava per prepararsi alla Messa. Il corpo andava all'altare anche quella notte, per abitudine d'amore.
Tiene la corona del Rosario tra le mani. Non ha più la forza per dire le Ave Maria intere. E allora ripete soltanto due nomi.
Gesù. Maria.
Gesù. Maria.
Sono le due e mezza del mattino del 23 settembre 1968. E Padre Pio va a casa.
E poi succede la cosa che ancora oggi i medici non sanno spiegare.
Quando esaminano il suo corpo, le stimmate non ci sono più. Scomparse senza lasciare traccia. Le ferite che per cinquant'anni avevano sanguinato, nelle mani, nei piedi, nel costato, non hanno lasciato nemmeno una cicatrice.
Il portale dei suoi frati lo dice con tre parole che fanno venire i brividi. Non servono più. La sua missione di sacerdote e vittima era finita.
Fratelli miei, fermatevi su questo. Dio non lascia niente al caso. Quelle piaghe erano un servizio, non un ornamento. Servivano a pagare, a riparare, a portare le anime. E quando il servizio è finito, il Signore le ha ritirate come un padre toglie il grembiule al figlio stanco alla fine della giornata.
E pensate a una cosa, e ve la dico perché ci ha accompagnato tutta la novena. Vi ricordate il giorno delle stimmate, quando Cleonice gli disse che erano cinquant'anni e lui la corresse, ma tu non vuoi dire cinquantottesimo?
Domani, 23 settembre 2026, sono esattamente cinquantotto anni dalla sua nascita al Cielo.
Cinquantotto. Il numero suo.
Io non so cosa voglia dire. Ma so che i santi non fanno le cose a caso.
Tre giorni dopo, il 26 settembre, a San Giovanni Rotondo arrivano circa centomila persone per il funerale. In un paese del Gargano. Carabinieri e polizia intorno al sagrato. Il Papa Paolo VI manda un telegramma e chiede al Signore di dare al suo servitore fedele la corona eterna della giustizia.
L'uomo che il Sant'Uffizio aveva chiamato impostore, che per due anni aveva celebrato di nascosto nella cappella interna, veniva salutato dal Papa come servitore fedele.
E poi il Cielo cominciò a lavorare sul serio.
Quel giovane prete polacco che nell'aprile del 1948 era salito al Gargano a confessarsi da lui, Karol Wojtyla, diventato Papa, lo proclamò beato nel 1999 e santo nel 2002.
Il confessato che canonizza il confessore. Solo Dio scrive storie così.
Ma io stasera non voglio lasciarvi con la gloria. Voglio lasciarvi con la tenerezza.
Perché Padre Pio diceva di sé una cosa che è la più dolce di tutte. Diceva che lui era tutto di ognuno, che ognuno poteva dire, Padre Pio è mio.
E diceva che amava i suoi figli spirituali al pari dell'anima sua, e più ancora. Che li aveva generati a Gesù nel dolore e nell'amore. Che poteva dimenticare se stesso, ma non loro.
E poi quella promessa che abbiamo letto all'inizio. Che quando il Signore lo avrebbe chiamato, lui gli avrebbe detto, Signore, io resto qui, alla porta. Entro quando ho visto entrare l'ultimo dei miei figli.
Fratelli miei, lui è ancora lì.
Cinquantotto anni, e sta ancora lì, sulla soglia, con la corona in mano, a guardare giù. Aspetta te. Aspetta me. Aspetta quel figlio tuo che ha smesso di pregare. Aspetta quel marito che non mette piede in chiesa da trent'anni. Aspetta l'ultimo.
E finché l'ultimo non è entrato, lui non entra.
Allora non abbiate paura. Nessuno di voi è l'ultimo dimenticato. Semmai è l'ultimo aspettato.
Mamma Natuzza, che ho avuto la grazia di frequentare per diciannove anni, diceva sempre che i santi non ci lasciano mai. Che dal Cielo lavorano più di prima. Io l'ho visto con i miei occhi, in quella casa di Paravati, quante grazie arrivavano per intercessione di chi era già di là. E stasera ve lo dico con la stessa certezza. Padre Pio non è un ricordo. È un padre vivo, che veglia.
CORONCINA AL SACRO CUORE DI GESÙ
E adesso facciamo quello che lui faceva ogni giorno. Tutti i giorni della sua vita Padre Pio recitava questa Coroncina per tutti quelli che si raccomandavano alle sue preghiere. Per migliaia di persone, ogni giorno, con i loro nomi nel cuore.
Stasera la recitiamo noi, e la recitiamo insieme a lui. Quando arriveremo alla grazia che più ci sta a cuore, io leggerò i nomi che avete scritto in chat. Uno per uno. E voi nel silenzio del vostro cuore dite il vostro.
Prima parte
O mio Gesù, che hai detto: «In verità vi dico, chiedete e otterrete, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto», ecco che io busso, io cerco, io chiedo la grazia che più mi sta a cuore.
Padre nostro. Ave Maria. Gloria al Padre.
Sacro Cuore di Gesù, confido e spero in Te.
Seconda parte
O mio Gesù, che hai detto: «In verità vi dico, qualunque cosa chiederete al Padre mio nel mio nome, Egli ve la concederà», ecco che al Padre tuo, nel tuo nome, io chiedo la grazia che più mi sta a cuore.
Padre nostro. Ave Maria. Gloria al Padre.
Sacro Cuore di Gesù, confido e spero in Te.
Terza parte
O mio Gesù, che hai detto: «In verità vi dico, passeranno il cielo e la terra, ma le mie parole mai», ecco che, appoggiato all'infallibilità delle tue sante parole, io chiedo la grazia che più mi sta a cuore.
Padre nostro. Ave Maria. Gloria al Padre.
Sacro Cuore di Gesù, confido e spero in Te.
Conclusione
O Sacro Cuore di Gesù, cui è impossibile non avere compassione degli infelici, abbi pietà di noi miseri peccatori, e accordaci le grazie che ti domandiamo per mezzo dell'Immacolato Cuore di Maria, tua e nostra tenera Madre.
San Giuseppe, padre putativo del Sacro Cuore di Gesù, prega per noi.
Salve, Regina, Madre di misericordia, vita, dolcezza e speranza nostra, salve. A te ricorriamo, esuli figli di Eva, a te sospiriamo, gementi e piangenti in questa valle di lacrime. Orsù dunque, avvocata nostra, rivolgi a noi gli occhi tuoi misericordiosi. E mostraci, dopo questo esilio, Gesù, il frutto benedetto del tuo seno. O clemente, o pia, o dolce Vergine Maria.
LA CONSEGNA FINALE E IL CONGEDO
Fratelli, sorelle, la novena finisce stasera. Ma la strada no.
In questi dieci giorni abbiamo baciato le piaghe del Crocifisso, abbiamo detto sette Ave Maria all'Addolorata, abbiamo fissato una Confessione, abbiamo portato la nostra settimana sulla patena, abbiamo detto Dio sia benedetto davanti alle bestemmie, abbiamo fatto la nostra offerta, ci siamo alzati dal nostro banco come Matteo.
Adesso la consegna è una sola, e vale per sempre.
Ogni sera, prima di dormire, dite a Padre Pio il nome di una persona. Una sola. Quella che vi preoccupa di più quel giorno. E affidategliela, così, semplicemente, come si affida un figlio a un padre.
Perché lui è alla porta, e aspetta. E ogni nome che gli date è un'anima in più che lui tiene d'occhio.
E ricordatevi sempre la regola che ci ha lasciato all'inizio di questo cammino. I Comandamenti, le preghiere del mattino e della sera, il Rosario, i Sacramenti, il catechismo, i santi. E tutto nella fede dei nostri padri.
Grazie a tutti voi. Grazie per ogni nome, per ogni lacrima, per ogni preghiera di questi dieci giorni. Io vi porto tutti nel cuore, e vi porto tutti davanti a lui.
Adesso alzatevi in piedi, se potete. E chi non può, resti dove è, che va bene lo stesso. E chiediamogli tutti insieme la sua benedizione, quella che dava ogni sera a quest'ora dalla finestra della cella.
San Pio da Pietrelcina, benedici i tuoi figli. Benedici i nostri malati, le nostre famiglie, i nostri morti. Benedici chi si è perso e non sa più tornare. E aspettaci alla porta.
Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
GIACULATORIA
Padre Pio, lampada d'amore, intercedi per noi le grazie del Signore.
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