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Mia considerazione personale.
Questa è l'Italia che voglio.
Un'Italia che mette lo stop al confine. Ferma. Decisa. Senza paura di dirlo.
Non per odio. Per amore. Perché una casa senza porta non è una casa, è un passaggio. E noi non siamo un passaggio.
La Cassazione, il 3 novembre, lo ha detto in modo chiarissimo con la sentenza n. 38233/2026.
Un uomo nigeriano, condannato per anni di maltrattamenti sistematici sulla moglie, sposata a 15 anni, aveva chiesto attenuanti culturali e religiose. Diceva, in pratica, che per la sua cultura e la sua religione era normale controllare e sottomettere la moglie.
La Corte gli ha detto NO.
Nessuna tradizione, nessun credo religioso e nessun modello culturale possono legittimare la sottomissione della donna. La violenza per controllare e sottomettere non è "cultura", è un reato. I diritti fondamentali non si negoziano.
In Italia esiste un solo ordinamento. E vale per tutti.
Chi vuole entrare, bussa.
Chi vuole restare, rispetta.
Chi vuole restare e rispettare, è il benvenuto.
Chi entra senza permesso, chi pretende, chi impone le sue regole sopra le nostre, chi delinque, chi picchia, chi disprezza le nostre leggi, la nostra cultura, le nostre donne, la nostra bandiera, non è un ospite. È un invasore.
E in Italia gli invasori non sono desiderati, non sono ben accolti, non sono voluti.
Non è cattiveria. È buon senso. È sovranità. È dignità.
L'Italia è casa nostra.
E in casa nostra decidiamo noi chi entra e chi deve uscire.
E chi viene mandato via, deve andare senza biglietto di ritorno.
Chi ama l'Italia, resta.
Chi la odia, può andare.
L'Italia resta Italia.
Testo di ✒️ Sabrina F.