FINALMENTE SI RISPONDE AL FUOCO.
No, non quello vero per fortuna.
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Per 3 anni le società occidentali sono state vittima di una delle maggiori operazioni di disinformazione e di condizionamento psicologico che si siano mai viste nella storia.
E anche, purtroppo, di maggior successo.
Si è riusciti a mettere in posizione assolutamente defilata il massacro indicibile del 7 ottobre (“si certo lo condanniamo, però”), che oggi viene considerato non l’unica causa di quanto poi avvenuto a Gaza successivamente, ma uno degli episodi di “resistenza”. Certo magari un po’ esagerato ma vabbè.
Si è riusciti a convincere che a Gaza ci sia stato un genocidio, che ci siano soldati che sparano intenzionalmente in testa a bambini, che il numero di morti civili sia spaventosamente più alto rispetto ad altri conflitti (cioè ad altre tragedie: perché guerre e morti civili sono tragedie), che si sparasse a persone in fila per portare cibo ai propri bambini, che si affamasse intenzionalmente una popolazione.
Ma queste non sono semplicemente falsità: sono il più grande, e scientificamente costruito, gruppo di menzogne che sia mai stato fatto ingoiare alle opinioni pubbliche.
Sul come sia potuto succedere, ascolteremo gli storici tra qualche anno.
Forse perché c’è sempre bisogno di un Davide contro un Golia; forse perché da qualche anno l’estremismo islamico ha capito che per vincere in Occidente i soldi servono più delle bombe; o forse perché alla fine si sa, “gli ebrei mi stanno sempre un po’ sui coglioni”.
Ci sono voluti tre anni ma finalmente nella guerra dell’informazione si inizia a rispondere.
Alle falsità di Naza (che io ho visto), si risponde con un documentario analogo (“Naza: the Real Story”), senza voci anonime e con qualche prova in più.
E ieri notte
@NicolaPorro ha avuto il coraggio di mostrare un documentario (“We will dance again”) che mostra alcune delle immagini del 7 ottobre: simili a quelle che, per chi di noi le ha viste, ci hanno cambiato la vita.
Perché così bisogna fare: rispondere colpo su colpo, e senza paura di andare contro il “mainstream”, alle persistenti menzogne di chi va in piazza con le bandiere di Hamas o di chi si è bevuto il cervello con la propaganda e l’ideologia.
Avrete pure vinto, finora. Ma non vi lasceremo più andare avanti senza combattere.
Per chi è in zona, ci vediamo domani a Milano per commemorare quel giorno buio della storia della civiltà occidentale.
Grazie alla comunità ebraica di Milano per l’invito.