I frutti della propaganda.
Un ragazzino, intervistato dopo la manifestazione a Milano, rivendica la violenza come unico mezzo per farsi ascoltare dallo Stato per ยซquella roba delle guerre, [โฆ] meno armi allโUcraina, piรน scuola, cioรจยป.
Non capisce nemmeno di cosa stia parlando. Non un โฌ รจ stato tolto allโistruzione per mandare soldi allโUcraina. Forse voleva solo fare casino, forse no.
Il problema รจ che, a prescindere, trova una giustificazione in discorsi diffusi ogni giorno, da anni, su larga scala. Un governo che sacrifica il โfuturo belloโ dei giovani per finanziare guerre ingiuste. Uno Stato complice di massacri. Istituzioni irrimediabilmente corrotte. Se convinci dei ragazzini che vivono sotto un sistema criminale, non puoi stupirti se qualcuno finisce per considerare la violenza una risposta legittima. Sarebbe assurdo il contrario.
E il fine, in fondo, era proprio questo fin dallโinizio. Spaccare le nostre societร dallโinterno, alimentando sfiducia, rabbia e violenza. Perchรฉ le scuse del ragazzino sono frame della propaganda di chi vuole destabilizzare lโEuropa.
Propaganda che inizia a dare i suoi frutti.