Professore Associato - Scienza Politica (Associate Professor, Political Science)

Pisa, Tuscany
Grande Renzi, le solite battute che non farebbero ridere in nessun circolo ACLI toscano
Leopolda, Renzi replica a Conte: "Se vuoi una garanzia, comprati un tostapane" tg.la7.it/politica/leopolda-…
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Eugenio Pizzimenti retweeted
Replying to @eu_pizzimenti
Quando #Pd e #M5s e altri capiranno che le “#Primarie” sono state e sono un errore e una perdita di tempo, sara’ sempre troppo tardi. Una #coalizione che voglia trasmettere autorevolezza e chiarezza e’ #capace di discutere e di #scegliere al suo interno chi la guida.
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Siamo al top
Le primarie online nel Campo largo, la paura corre dentro al Pd: e se i russi alterano il voto? trib.al/LY6xGtx
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Eugenio Pizzimenti retweeted
Macron è uno dei leader più chiacchieroni e incapaci dell'intera Unione Europea. Dopo quasi 10 anni consegna un Paese in pieno declino, con enormi tensioni interne, una struttura statale che perde pezzi e una politica estera fatta di annunci a caso. Un "centrismo" 1/3
French President Macron: There is a crisis of effectiveness in our democracies. We have made our systems more sophisticated, but we have become extremely complex, less understandable and slower. Checks and balances and independent authorities were created for very good reasons, but they have slowed the ability of our democratic system to act. That creates impatience in societies that want problems solved very quickly. This crisis of democratic effectiveness makes our systems less acceptable and creates a fascination with authoritarian regimes or authoritarian systems.
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Ripete con me (litania che ho cercato invano di diffondere dal 2007): finché il PD non scompare, per sempre, la sinistra non potrà mai governare. Non cambiare segretario: SPARIRE
Tutti sappiamo cosa sia il PD dalla sua nascita. Era possibile però pensare che @ellyesse volesse cambiarlo o, perlomeno, dare dei segnali a sinistra o, se non si pretende troppo, mostrare un minimo di dignità democratica nel difendere alcuni principi di base. E' riuscita a dichiarare che il partito avrebbe votato no al DDL e poi si è rimangiata tutto con un'astensione degna di quegli ignavi che compongono l'ala "di sinistra" del PD. E perché? Per non perdere Delrio, Sensi e Fiano? Per non far piangere la senatrice Segre? Spero e credo che perderanno anche gli ultimi elettori. Ci sarà pure qualcosa di cui l'elettore del PD non vuole sentirci complice. Ci sarà, spero.
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RT @danielaranieri: Case su Marte a patto che sia raggiungibile con la Metro B
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Eugenio Pizzimenti retweeted
Più che paura mi fa incazzare che un coglione che si mette in tasca 15.000 euro netti al mese a spese dei contribuenti si metta a sindacare sui 236 euro mensili che l'INPS passa a disabili tagliati fuori dal mondo del lavoro. Il tuo partitino di mezze seghe ci costa fi più!
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Ultimamente i politici auto-proclamatisi "competenti", stile Calenda o questo sotto, fanno a gara per chi offende di più, e in modo più stupido e odioso, i cittadini. Se, sommati, faticano ad arrivare al 3% (dei votanti) ci sarà un motivo.
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Eugenio Pizzimenti retweeted
Se mai un giorno dovesse avverarsi il sogno di questa scellerata dirigenza europea di una guerra contro la Russia una parte della responsabilità sarà dei nostri mezzi di informazione che consapevolmente alimentano ogni giorno notizie false mirate a preparare l’opinione pubblica.
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Eugenio Pizzimenti retweeted
We’ve all been laughing at the fake CIA report about Russia’s plans to launch drones from ships against countries like Italy and Spain (ironically, among the least-gung-ho supporters of the proxy war in Ukraine). But this is no laughing matter: the reality is that we’re one false flag attack — a NATO-executed attack of significant impact, potentially with civilian casualties, that is subsequently blamed on Russia — for EU-NATO governments to go into full-blown war mode: martial law, complete suspension of basic rights, and, of course, rapid escalation towards potential all-out war with Russia. We are totally unequipped for this.
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Dicono sempre le stesse cose, insensate. A breve qualcuno rilancerà la polemica sul liceo classico. Dischi rotti che non ha mai ascoltato nessuno
Vogliamo parlare e migliorare davvero la scuola? Allora annulliamo la "Summer learning loss" ossia la perdita di apprendimento durante la pausa estiva di 3 mesi che aumenta il divario tra i figli dei + abbienti e dei - . Pausa cosi lunga esiste solo da noi.
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Eugenio Pizzimenti retweeted
Regarding the statement below: I think it's only a very narrow circle of people within Zelenskyy's patron-clientelistic network who are struggling to maintain the Ukrainian state as it is, or as it used to be, before the war. The most committed pro-war camps in Ukrainian politics want to build a very different Ukrainian state as an outcome of the war. Yes, they are not fighting for a social revolution to build a radically different social order, unlike the communist-led antifascist partisans of WWII. But Ukrainian compradors and radical nationalists want a different Ukrainian state, either through integration into the already disintegrating West-centered liberal order, or as a strong, militaristic ethnonationalist Ukraine within a collapsing international order. "The second point, which stems in part from the first but not exclusively, is that a significant portion of the Italian (or French, or Yugoslav) resistance aimed not only to expel the invader but also to revolutionize society and radically transform the pre-war state of affairs. In Ukraine, by contrast, the struggle is to preserve the state as it currently stands, or at least to keep it on the trajectory it was on before the invasion. Even though many of those fighting in Ukraine would like to see a different country emerge from the war, the conflict is not being fought explicitly to bring about a revolution, not even in the limited sense of a moral revolution such as the one advocated by the Action Party." In our data, I see no positive emotion toward the Ukrainian state as such, as distinct from the nation, the country, the current government, or the local authorities, among ordinary people. There is fear, hatred, contempt, but hardly any Ukrainian actually likes "their own" state as it is. And here I come to my favorite argument. National-liberationist struggles, including the popular antifascist resistance of WWII, relied on a fundamentally different popular class basis than post-Soviet Ukrainian nationalism, which relies on a comprador alliance. Nationalisms can be very different. Wars of national defense can be very different. The left can, and should, take very different positions on antifascist struggle and on the war in Ukraine.
La vera questione dietro il paragone tra la lotta partigiana e la resistenza ucraina all'invasione russa ha molto poco a che fare con l'Ucraina e, ancora una volta, tutto a che fare con le nostre beghe interne. Sostenere l'identità tra i due fenomeni, in sostanza, è un modo di segnalare la propria appartenenza al campo secondo cui in Ucraina l'attuale impegno dell'Europa deve essere appoggiato al 100 per cento: se la resistenza in Italia è stata un fenomeno morale e degno, allora ne consegue che altrettanto vale per l'Ucraina. Chi fa distinguo, invece, sostiene la necessità di guardare nei particolari questo impegno e, se necessario, rimodularlo, anche nelle sue componenti fondamentali: se la resistenza al fascismo e la difesa dell'Ucraina sono fenomeni differenti, allora al secondo dobbiamo, come minimo, guardare con occhio critico e disincantato. In questo contesto, il paragone è un "dispositivo politico" o, se volete, un "artificio retorico". Non serve a far progredire la comprensione, ma a mobilitare un sentimento, pro o contro. Ma questo paragone potrebbe avere qualche utilità non retorica, potrebbe servire a capire di più quello che sta accadendo qui in Ucraina, senza che questo sia necessariamente filtrato per la guerra interna alle redazioni e ai partiti italiani? Io penso di sì e penso anzi che comprendere a fondo questo paragone sia uno degli elementi necessari per capire perché il sostegno, o il mancato sostegno, all'Ucraina in Europa si articola nel modo che vediamo da quattro anni. L'elemento principale che è subito evidente confrontando la resistenza italiana (o francese, jugoslava...) e quella dell'Ucraina è che, pur essendo entrambe la reazione a un'aggressione militare, nel primo caso abbiamo un'insurrezione armata popolare contro un regime di occupazione; nel secondo, la difesa di uno Stato centralizzato da parte di un esercito regolare. Il secondo, che discende in parte dal primo ma non unicamente, è che una parte significativa della resistenza italiana (o francese, jugoslava...) aveva non solo l'obiettivo di espellere l'invasore, ma anche quello di rivoluzionare la società e cambiare radicalmente lo stato preesistente alla guerra. In Ucraina, la lotta è invece per mantenere lo Stato com'è attualmente o comunque lungo la traiettoria che aveva prima dell'invasione (anche se moltissimi di coloro che combattono in Ucraina vorrebbero vedere un Paese diverso uscire dalla guerra, il conflitto non si combatte esplicitamente per fare la rivoluzione, nemmeno nel senso limitato di una rivoluzione morale come quella auspicata dal Partito d'Azione). Queste due osservazioni sono parte della spiegazione del perché tra gli osservatori che per orientamento politico guardano con occhio critico agli attuali governi e assetti di potere troviamo molti più "scettici" nei confronti della causa ucraina; mentre, tendenzialmente, tra chi teme più i rivoluzionari degli attuali governi, tendiamo a vedere un maggiore sostegno. Ma allo stesso tempo, a noi che per mestiere raccontiamo l'Ucraina, chiarire in questi termini la questione ci aiuta anche a vedere una parziale soluzione all'impasse. Ci suggerisce, ad esempio, di ricordare ai nostri lettori che l'Ucraina è ben lontana dall'essere una società compattamente militarizzata dietro agli oligarchi e ai caporioni fascisti; che la maggior parte di chi combatte, anche se lo fa indossando una divisa dell'esercito regolare, lo fa se non proprio in nome della rivoluzione, almeno nella speranza di vivere in un'Ucraina migliore e più equa per tutti i suoi abitanti. Significa l'opposto di quello che spesso si tende a fare, pur se animati dalle migliori intenzioni, ossia presentare un paese compatto, senza crepe, una specie di Sparta slava, focalizzata verso l'unico scopo di vincere o morire. E ci ricorda anche perché è sbagliato aspettarci certi tipi di solidarietà dal basso nei confronti dell'Ucraina. Il fatto che gli ucraini abbiano ancora un loro Stato nazionale, con un esercito potente, sostenuto da una coalizione formata dai più ricchi paesi del mondo, non può essere semplicemente cancellato: se non sono partite "flottiglie" per Odesa, è anche perché a Odesa, grazie al cielo, nessuno fa la fame. Rimarcare questa assenza significa solo gettare sale sulla ferita delle divisioni esistenti (detto ciò, anche la solidarietà all'Ucraina dal basso è molto più diffusa in Italia, e tra i progressisti italiani, di quanto certi titoli di giornale farebbero pensare). È invece più utile ricordare come, per quanto l'Ucraina sia nel campo dei Paesi ricchi, in questa lista occupa uno degli ultimi posti. Il suo governo sarà anche giocoforza nel campo "imperiale", ma di certo l'Ucraina non ne sta ricavando grandi vantaggi. Basterebbe ricordare che per Israele gli Stati Uniti hanno scatenato una guerra che minaccia di mettere in crisi l'economia mondiale, mentre l'Ucraina deve accontentarsi delle briciole (briciole comunque cospicue rispetto agli zero aiuti forniti ad altre "resistenze") e finire comunque sgridata. Sì, in Ucraina non si combatte una guerra utopica, forse persino velleitaria, come la guerra partigiana in Italia. Ma non è nemmeno, semplicemente, una di quelle guerre imperiali che le destre «vogliono farci combattere». C'è un punto di contatto tra le due resistenze ed è il più semplice ed essenziale di tutti: entrambe hanno, alla radice, una simile legittimità e, fatte salve tutte le differenti idee che possiamo avere su come la più recente delle due resistenze debba concludersi, la solidarietà e simpatia, umane e intellettuali, che ci domandano sono, essenzialmente, le stesse. Quella che si deve al debole quando lotta con il più forte.
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E niente, i governi pro-guerra, filo-israeliani e che appoggiano questa oscena Commissione europea stanno sparendo, nelle urne. Ma è colpa del popolo bue e delle fake news, ovviamente.
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Glad to see our (@BeniaminoMasi and myself) article "Ageing well? The organizational premises of the cartel party thirty years later" finally published on Comparative European Politics @CompEurPol_Jnl link.springer.com/epdf/10.10…
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Spero sia una boutade
Valutando come è piena di veicoli commerciali l’autostrada A4 l’attività industriale sta quantomeno tenendo il ritmo. Poi ci sono le considerazioni sui lavori in corso e il dominio del trasporto su gomma
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Eugenio Pizzimenti retweeted
Je sais reconnaître quelqu’un qui fait semblant de bosser en prenant un air pénétrant tout simplement parce que ce fut ma principale activité durant les vingt premières années de ma vie. Et ça c’en est un.
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Sui vecchi DS sono tentato di dargli ragione: infatti nel 2001, guidati dal riformismo di Veltroni, presero il 16,6%.
L’attuale Partito Democratico è più a sinistra dei vecchi DS e se la gioca con la vecchia Rifondazione Comunista. Prove me wrong.
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La guida politica di certe persone è un politico stra-trombato, finito, privo di consenso e credibilità in patria. Solo da noi continuano a prestargli attenzione. Che circo
«Questa è fondamentalmente una guerra imperiale. Riguarda la concezione che la Russia ha della propria storia. Riguarda la convinzione che non esista la possibilità di un impero russo senza l'Ucraina. E l'unico modo per risolvere il problema è che l'Occidente sia chiaro sul futuro dell'Ucraina, e noi ancora non lo siamo». (Boris Johnson, ex primo ministro del Regno Unito)
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Bellini, i "guerrafondai con i figli di quegli altri" che arrancano dietro stolide argomentazioni e fantasiose ricostruzioni storiche. Ignorare (come li ignorano gli elettori) e bloccare, quando superano il limite della decenza
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Ignoranza dei riformisti: puntata Nmila
“Organizzeremo i disertori”, scandisce la segretaria del Giovani Democratici. Non è quello che fecero i giovani che scelsero di partecipare alla Resistenza, o i giovani americani che vennero qui a combattere (e molti a morire) per liberarci dai nazifascisti - e che ogni 25 aprile giustamente celebriamo. Non è quello che ci chiede la Costituzione, che all’articolo 52 recita: “la difesa della Patria è sacro dovere del cittadino”.
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