“Bergoglio non fu vittima di un sistema, ma non ne fu neppure l’inventore: ne fu il beneficiario e poi il garante. Egli fu eletto grazie alla Mafia di San Gallo, cioè grazie a una rete che aveva progettato per anni la propria presa del potere, e che trovò in lui l’uomo adatto perché spregiudicato, privo di scrupoli dottrinali e straordinariamente abile nell’uso del potere — qualità affinata in una lunga formazione gesuitica di cui conservò per tutta la vita il metodo: l’obbedienza esibita e la manovra sotterranea, la povertà proclamata e il comando assoluto.
Una volta eletto, fece ciò che ogni potere illegittimo fa: si circondò di uomini che non potevano tradirlo perché ne conosceva la corruzione e i crimini, e allontanò coloro che, non essendo in alcun modo ricattabili, non erano controllabili. Non è un caso che i suoi più stretti collaboratori — da Zanchetta a Peña Parra — siano personaggi sui quali gravano accuse gravissime, che egli ha sistematicamente coperto e promosso.
Esemplare è la vicenda di Marko Rupnik. Nel 2019 il Dicastero per la Dottrina della Fede ne dichiarò la scomunica per l’assoluzione del complice, uno dei delitti più gravi riservati alla Sede Apostolica. Per volere di Bergoglio quella pena gli fu rimessa. Più tardi, nel 2023, la Compagnia di Gesù lo espelleva per disobbedienza, e subito dopo Rupnik trovava un vescovo sloveno disposto a incardinarlo. Quanto al processo canonico, a più di sei anni dai fatti non se ne sa nulla. Ciò che rende ancor più scandalosa il caso Rupnik è che attorno a lui gravitano ecclesiastici che gli devono la propria posizione, e che proteggendo Rupnik proteggono loro stessi: a cominciare dall’allora cardinal vicario Angelo De Donatis, il cui trasferimento dal Vicariato di Roma alla Penitenzieria Apostolica avvenne proprio a ridosso di quel caso. La sua non fu tanto una promozione, come si volle far credere, ma il modo di metterlo al riparo, sottraendolo alle domande che a Roma non avrebbe più potuto eludere.
A chi giova tutto questo? Giova, all’interno, a una casta clericale che ha fatto della Chiesa la propria proprietà privata e che ha bisogno dell’impunità per sopravvivere. Giova, all’esterno, a quei poteri finanziari, politici e sovranazionali — cioè globalisti — che hanno interesse a tenere la Chiesa cattolica sotto ricatto, perché una Chiesa ricattata non parla, non condanna, non evangelizza: ma collabora. Il legame tra deep church e deep state non è una teoria: è la ragione per cui la Santa Sede ha sostenuto docilmente ogni agenda globalista — dal clima alle migrazioni, dalla pandemia alla fratellanza universale, dal vaccinismo al pansessualismo — e per cui ha firmato e ostinatamente rinnovato l’accordo segreto con la Cina comunista, consegnando i vescovi fedeli e la Chiesa clandestina ai loro persecutori, mentre taceva su tutto ciò che il Vangelo le imporrebbe di gridare.”
aldomariavalli.it/2026/09/22…